[Dai Social] Montervertine @ Bussoletti


Per quanto sembri impossibile, sono riuscito a fare foto più oscene del solito in occasione della bellissima serata “A cena con i grandi vignaioli | Montevertine”, organizzata dalla Locanda Bussoletti con il supporto ai fornelli di Sora Maria e Arcangelo (Olevano Romano) e Trattoria Il Capanno (Spoleto).
Vi semirisparmio quindi il video-reportage, ma in cambio vi sorbite lo stesso qualche annotazione sparsa:

1) Alla cosa dei vini che assomigliano ai loro artefici credo sempre meno, ma nel caso di Leonardo Bussoletti bisogna veramente essere ciechi per non cogliere la connessione profonda, quasi simbiotica, che si manifesta tra la sua indole e la sua sensibilità di vignaiolo-produttore.
Accoglienti ma mai affettati, discreti ma non per questo rinunciatari, rigorosi ed incisivi quanto sereni e risolti: dall’etichetta d’entrata alla selezione di punta, sono vini-specchio in tutto e per tutto, I Ciliegiolo sono ormai un pezzo irrinunciabile dello scacchiere rossista “continentale” e non è certo casuale che ci sia la regia di Leonardo e famiglia dietro un incontro così piacevole e pregno di contenuti.

2) Sempre a proposito di serene affinità elettive. È tutto fuorché scontata la naturalezza con cui Martino e Liviana Manetti sembrano viversi il tempo della definitiva consacrazione mondiale della loro cantina.
Non giriamoci attorno: le aziende italiane realmente integratesi in quella specie di Olimpo Avengers ancora oggi non sono più di 10-15 (approssimando per eccesso), e come ben sappiamo raggiungere e conservare certi traguardi può anche significare più ansia, più inquietudine e più tensione. Mood che non pare albergare in quella parte di Radda in Chianti: si lavora, si fa il vino e quando bussa alla porta l’umana tentazione di pontificare e guerreggiare, forse basta focalizzare un rigore di Ikoné per ricordarsi che non ne vale la pena.


3) Il che non significa che sia tutto necessariamente cristallizzato e reso totem. Per quanto mi riguarda, ad esempio, la stessa “gerarchia” di casa Montevertine può essere osservata da diverse prospettive.
A cominciare da un Pian del Ciampolo oggi fisiologicamente meno portato a diffondere sindromi di bochiana diagnosi: almeno il 2019, che è in ogni aspetto – aromatico, tattile, stilistico – un grande Chianti Classico contemporaneo (e quanto sarebbe importante e giusto che lo diventasse anche formalmente, con tanto di Gallo Nero in etichetta).
Per proseguire con un Montevertine (vino) sempre più spesso capace di esprimersi su binari di luminosità ed eleganza – pienamente supportati da spalla e sapore – che lo rendono ancor meno identificabile (ammesso che lo sia mai stato) come una “seconda punta” affiancata al “bomber” Pergole Torte. Chi ha stappato di recente il meraviglioso Montevertine 2013, sa di cosa parlo.


4) Mentre non sa – se non era con noi a San Gemini – quali sublimi vette celestiali raggiunga in combinazione con il Mafaldone al ragù di pecora brada con besciamella di pecorino e maggiorana di Sora Maria e Arcangelo… Perché i grandi vini non hanno bisogno per forza della tavola per dimostrare la loro levatura, ma niente come il convivio può illuminarne ogni sfumatura regalando gioia. Specialmente se le cucine sono queste: le migliori espressioni di locali che si riconoscono nell’insegna delle Premiate Trattorie Italiane, ma che a conti fatti sono tantissime cose contemporaneamente: osteria, locanda, ristorante classico, stellato, caffè, braceria e mille altri rivoli tenuti insieme da una gigantesca commovente sostanza materiale e spirituale.
Il fatto che siano sempre pieni e con una quota elevatissima di clientela fidelizzata non è che la più ovvia delle conseguenze, almeno quanto continuare con loro ad oltranza, tra agli e oli e prosciutti interi. Perché non c’è momento di felicità umana che non passi attraverso un piatto e un bicchiere condiviso, più potente di ogni stanchezza, più squillante di ogni sveglia. Perché la ciurma è ciurma e noi siamo anche pirati, poco importa se ce lo dimentichiamo.

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