Pillole di Wine Club #41 | Orizzontale Fiano-Greco 2012

Orizzontale 2012 - Apertura

Nona stagione per la cellula campana del Tipicamente Wine Club, che riparte a Villa Raiano con la consueta orizzontale Fiano-Greco, questa volta dedicata all’annata 2012 (+batteria vintage a sorpresa). Considerazioni sparse:

(1). Era la 18a orizzontale tematica condivisa con agli amici del wine club: a detta di tutti una delle migliori in assoluto per valore medio, con pochissimi vini scavallati o in ogni caso insufficienti.

(2). Inverno gelido e nevoso, primavera poco piovosa e con forti sbalzi termici, estate afosa e asciutta con 7 anticicloni nordafricani, settembre altalenante, ottobre molto piovoso: non è la prima volta che millesimi sulla carta controversi in Irpinia regalano a conti fatti più soddisfazioni di quelli celebrati.

(3). A dispetto dell’annata schizofrenica, il gruppone è composto da vini decisamente pimpanti, reattivi, equilibrati. L’estate torrida si percepisce qua e là in qualche tratto candito ed empireumatico, ma nella maggior parte dei casi è piuttosto un corredo aromatico solare, luminoso, variopinto a prevalere.

(4). L’impianto gustativo, poi, è ancora più spostato verso suggestioni da vendemmia quantomeno classica, se non fresca: alcol misurato, tanta freschezza (talvolta malica), sapore q.b. e nella maggior parte dei casi un margine di sicurezza di almeno un lustro per ulteriori assestamenti in bottiglia (soprattutto i Fiano, più tonici e prospettici, mentre i Greco sono più maturi e non è certo una novità).

(5). Il descrittore più ricorrente: crema al limone.


(6). Considerando la media delle riuscite rispetto a livello e stato evolutivo, siamo un gradino e mezzo sopra la 2010 ritestata due anni fa (bene comunque tenere conto del campione statistico non del tutto equivalente: 35 Fiano-Greco 2010 assaggiati contro 15 del 2012).

(7). La 2010 resta invece su una dimensione superiore per quanto riguarda il vertice della piramide, dove incontriamo alcuni dei più grandi bianchi campani di sempre (penso in particolare alle migliori bottiglie di Fiano Vigna della Congregazione – Villa Diamante, Greco Vigna Cicogna – Benito Ferrara e Greco G – Pietracupa).

(8). Il podio dei 2012 non è comunque così lontano. Dovendo sceglierne uno e uno soltanto, mi porto via il Fiano Selvecorte di Michele (Gerardo) Contrada: primaverile, roccioso, martellante, ha mantenuto tutte le promesse del debutto e anche di più. Seguono subito a ruota il Greco di Pietracupa e il Fiano Pietramara Etichetta Nera de I Favati, per quanto mi riguarda. Inferiori alle aspettative e ai ricordi, almeno in questa occasione: Greco Vigna Cicogna di Benito Ferrara, Fiano di Pietracupa, Fiano di Tenuta Sarno.

(9). Nota a parte per i due 2012 “anarchici” a cui fu negata la DOCG, ovvero il Fiano Particella 928 di Cantina del Barone e La Congregazione di Villa Diamante: è vero, sono due vini selvaggi e per certi versi borderline, che flirtano più che mai con suggestioni da Lambic (soprattutto Particella) e Vin Jaune (soprattutto Congregazione), ma energia sapida e trama tattile sono quelle dei migliori vini artigiani, senza smarrire un grammo della loro riconoscibilità varietale e territoriale.


(10). Bonus track dalla batteria vintage a sorpresa della cena, dove si esaltano soprattutto i Fiano del 2004 (mentre Fiano e Greco 2003 sembrano ormai aver oltrepassato l’apice, dopo una lunga ed esaltante parabola in grado di spiegare meglio di tante parole il concetto di “annata calda” in Irpinia).
Fiano di Ciro Picariello e Fiano Vigna della Congregazione di Villa Diamante: due vini di statura internazionale, il che non sorprende nel caso di Picariello (la sua prima annata, tra l’altro), che è sempre stato, fin dalle prime fasi, un bianco di spettacolare purezza, vigore ed eleganza, in stile “chablisien”, là dove il Congregazione si è rivelato più ondivago nelle traiettorie espressive, con finestre di chiusura e di apparente evoluzione precoce (ma non stavolta).

C’è tanto da fare e migliorare sui bianchi irpini, lo diciamo sempre, ma quando sono buoni buoni buoni – come diversi di questa tornata – è giusto sottolinearlo.

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