[Dai Social] Simon Bize – Savigny-les-Beaune 1er Cru Les Marconnets 2005


Bacche scure da pranzo medievale, bastoncini di radici da ciucciare, pepsi cola o forse chinò san pellegrino, ciobar, halls mentoliptus, con un tocco di olive cunzate: un ottimo Savigny, tonico e ruspante il giusto, che fa pienamente il suo per una domenica sera da lupi nel Bronx.

Il resto lo fa il ricordo di uno dei viaggi più densi, uno degli ultimi del periodo in cui facevamo la settimana Borgogna-Champagne almeno due volte l’anno. Quella volta (2011) che andammo anche con l’idea di scriverci un doppio articolo per il Gambero. L’evoluzione precoce dei bianchi e i rossi a grappolo intero-non diraspati: temi giusti, svolgimento sbagliato, col senno di poi. Prima di tutto strutturalmente, con troppi buchi rispetto alla portata degli argomenti (nonostante lo spazio concessoci fosse enorme per un pezzo “estero” sul mensile). Sarebbe stata una cosa da focus Enogea o da monografia Tipicamente Magazine, per capirci.

Diverse ingenuità solo nostre, insomma, e servono anche quelle per crescere e migliorare, se non le rimuovi e le ricordi al pari delle intuizioni corrette. Però questa cosa la salvo anche a distanza di 10 e passa anni: Simon Bize accanto a Dujac, De Montille e compagnia, non in senso gerarchico, ma culturale e comunitario sicuramente, dentro un ragionamento più ampio (per chi ha voglia di non fermarsi alle stellette e ai punteggi).

Continuo a pensare che ne valga la pena di provare a portare avanti il doppio binario. Che sia possibile proporre una indicizzazione e una prospettiva critica senza che significhi automaticamente serie B e marginalità per chi magari non occupa troni imperiali né strappa megapoesie pseudoemozionali o promette una novità al secondo.
Credo di amare visceralmente il vino soprattutto per questo: perché puoi divertirti più che alle Olimpiadi a cambiare il campo di gioco ad ogni bottiglia stappata.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.