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[Dai Social] Taurasi 2010 Pietracupa e Aglianico del Vulture 2013 Basilisco

Non so dire se c’entri più la genetica del vitigno o il DNA da “Terre di Mezzo”, che porta ad intercettare più lentamente tendenze e parole d’ordine: fatto sta che l’Aglianico del terzo millennio sembra aver sostanzialmente ignorato le bussole stilistiche in voga nell’epoca “post-materica”. Quelle che in molti altri distretti hanno moltiplicato le interpretazioni giocate su freschezza di frutto, alcolicità controllata, misura estrattiva, agilità di beva, eccetera.

I rossi di Pietracupa e Basilisco rappresentano in tal senso non soltanto eccezioni, ma veri e propri paradigmi per i loro territori di origine. Un’idea espressiva continuamente invocata eppure a conti fatti così poco esplorata e concretizzata: vini da aglianico di formidabile leggiadria e sapore, senza rinunciare a un grammo di incisività, carattere e riconoscibilità varietale, senza bisogno di ricorrere a scorciatoie “magriste-acidiste” o sottrazioni fini a sè stesse.

Conosciuta soprattutto per i bianchi da fiano e greco, la cantina di Sabino Loffredo è da tempo riferimento imprescindibile anche per il Taurasi. I riassaggi di 2008 (prima annata dalla vigna di proprietà a Campoceraso di Torre le Nocelle), 2010 e 2015 disegnano un percorso entusiasmante: non saprei dirlo meglio dell’amico Matteo e in coda al post riporto integralmente le sue impressioni di qualche giorno fa.

Per l’azienda del gruppo Feudi guidata da Viviana Malafarina il “turning point” può essere individuato nelle vendemmie 2012-2013, quando sono stati proposti i primi cru del comune di Barile, da subito capaci di tratteggiare una fisionomia di gruppo ben precisa: l’austera solennità dello “Storico” (da Le Querce), la tessitura raffinata del Cruà (da Piano di Croce), la gustosa giovialità del Fontanelle (da Gelosia), la lunatica mutevolezza del Fiordimarna (sempre da Le Querce), con il Basilisco a fungere da autorevole e pacificatore “château”.
L’ultimo riassaggio un Fontanelle ’13 semplicemente irresistibile per dinamismo e pervasività sapida, ma soprattutto prezioso memento: sì, rossi da aglianico così, si possono fare.

Le impressioni dell’amico Matteo sul Taurasi 2015 di Pietracupa:

“Il Taurasi 2015 di Pietracupa è in qualche modo un vino di svolta (almeno per me) perché difficilmente si trova un vino così goloso ed aperto, proporzionato e filante, nella DOCG in questione. Un Taurasi così è una svolta nel senso che riesce a mettere in primo piano il frutto (mora di rovo) che però non è mai troppo maturo, la spezia, oggi accennata, la parte balsamica e di pellame. Il quadro aromatico oggi è in divenire, e probabilmente un po’ schiacciato sul frutto, ma facendo lavorare l’ossigeno ed ascoltando bene, viene fuori la roba giusta. La bocca è quasi una carezza, soffice e tonda, dal tannino presente ma finissimo, molto elegante. Semplice non semplice, questo vino segna una discontinuità importante nei confronti degli altri fratelli (della denominazione) che almeno io ho provato. Si può discutere sul se e quanto questo sia un bene od un male. Io trovo finalmente un vino gastronomico e completo, snello di sedere ma paffuto di seno, un po’ sul frutto oggi ma tanto piacevole. Era un po’ che un Taurasi, spesso solenne ed impostato, a volte sfibrato e dimostrativo, non mi dava questa sensazione di empatia e giovialità. Prendo”.

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