Grifo di Narnia | Bussoletti cala l’asso

Copertina

Conosco Leonardo Bussoletti da molti anni ma ho una memoria troppo malconcia per dire quanti, o per ricordare come è successo.

Di sicuro era prima che diventasse produttore, nel ruolo di venditore colto e grande appassionato di vino. L’aneddoto non è del tutto ozioso e aiuta a inquadrare il personaggio: non un parvenu qualunque ma un uomo che ha maneggiato la materia ad alti livelli, assaggiando con alcune delle figure più esperte e preparate del settore, visitando decine di cantine e confrontandosi con altrettanti vignaioli. Fatto che spiega, almeno in parte, come sia riuscito a realizzare il suo progetto e a costruire un mercato importante in così breve tempo. Che progetto? Anzitutto quello di riportare l’attenzione sul ciliegiolo, uva che ha una precisa ragion d’essere tra i colli di Narni e Amelia, usarlo per costruire un’identità forte e affermare un proprio ruolo nel vino artigianale italiano. Non proprio una passeggiata.

L’inizio non è stato facile sul piano stilistico e le prime vendemmie hanno fatto dubitare che potesse riuscire nell’impresa. E poi? Non c’è stata una vera svolta ma tanti piccoli progressi e un percorso che è diventato sempre più chiaro; con i vini della vendemmia 2016 ho capito che ce l’avrebbe fatta e che l’Umbria contemporanea aveva trovato un nuovo e importante tassello. Se le prime vinificazioni erano da vero garagista, oggi siamo di fronte ad una cantina nuova (a San Gemini), bella e ben organizzata. Fateci un salto, si possono anche assaggiare i vini, comprarli direttamente, organizzare un pranzo o una cena in una sala magnifica.

Contesto a parte, va detto che tutte le bottiglie di Leonardo hanno raggiunto una grande consapevolezza e una precisa fisionomia. I Ciliegiolo giocano perfettamente la partita che sono chiamati a fare, dal più semplice (ma golosissimo) 05035 al Brecciaro, fino a Ràmici, un cru proveniente da una vigna sabbiosa del comune di Alviano. La novità, in uscita nella prossima primavera, si chiama Grifo di Narnia. Un altro Ciliegiolo (2018) che ho avuto il piacere di seguire fin dai primi mesi di botte grande e che alza ancora più in alto l’asticella. Nell’ultimo assaggio, in bottiglia, ho ritrovato un rosso sontuoso, austero, solido quanto leggiadro, di grande profondità e fine tessitura. In una fase ancora giovanile e (giustamente) arroccata, ha messo in fila due – tre vini non proprio minori.

La mia memoria è malconcia, vero, ma ho la sensazione che non dimenticherò di prenderne qualche bottiglia, quando uscirà.

L’etichetta del Grifo di Narnia è stata realizzata a partire da un bellissimo disegno presente in “Il grande libro illustrato del vino italiano”, scritto da Eleonora Guerini per EDT.

 

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