[Dai Social] Tipicamente Wine Club | Orizzontale Fiano-Greco 2010

LA SINTESI

Finalmente ci siamo riusciti e, alla luce dei 34 vini assaggiati nelle due serate, con gli amici del Wine Club abbiamo condiviso quanto segue:

1. Sempre più chiaro come il valore della vendemmia in sé e la qualità interpretativa di un distretto siano due aspetti connessi ma al tempo stesso ben distinti.

2. Quando abbiamo cominciato nel 2015 (con Fiano-Greco 2002-2003) e per alcuni anni, alla fine di ogni orizzontale ci dicevamo: “il meglio deve ancora venire”. Questa è forse la prima volta che il pensiero collettivo è accompagnato da un punto interrogativo.

3. Magari non è l’annata del miracolo che trasforma tutte le zucche in Ferrari (e torniamo al punto 1), ma non si può certo parlare di vendemmia sopravvalutata se ti ritrovi con il livello medio più alto – nettamente – fra tutte le panoramiche irpine fatte finora.

4. Se eccesso di entusiasmo c’è stato fra quelli che si sono sbilanciati a favore dei bianchi irpini 2010 fin dalle prime fasi (sto alzando la mano), è un “errore” che riguarda più che altro le prospettive evolutive: salvo eccezioni, sono vini tonici ma già pienamente espressivi, godibili e non ha probabilmente molto senso attenderli ancora in blocco.

5. Per i migliori Fiano diamo ormai quasi per scontati i 10 e più anni in piena forma, coi Greco la faccenda continua ad essere più sfuggente e imprevedibile: il merito è quindi soprattutto del Tufo Team se l’asticella media si è così alzata, perché quelli integri e dettagliati dall’affinamento non sono più eccezioni sporadiche.

I VINI

Come anticipato nella sintesi: contributo fondamentale dei Greco nell’elevato livello medio espresso dai 34 bianchi irpini del 2010, ma alla fine è un Fiano “il” vino acclamato all’unanimità.

Sto parlando del Vigna della Congregazione 2010 di Villa Diamante, che in tanti ci aspettavamo tra i più buoni dell’orizzontale, avendolo bevuto e ribevuto, ma mai in una bottiglia così felice. Un vino assoluto di gioventù irreale, ancora tutto su timbri agrumati, officinali e fluviali, senza la minima impuntatura “castagnosa” e traghettato da una silhouette tanto coesa quanto fine in un finale interminabile. Souplesse, energia, linfa nervosa foderata di sapore: questo sì che si può stappare senza timidezze vicino a “galacticos” europei che costano parecchio di più.

Un paio di gradini sotto (ma solo per merito del pazzesco Congregazione):
* Fiano di Avellino 2010 – Tenuta Ponte. La luminosità primaverile fianesca al suo meglio, ma con tutto il supporto di polpa e sale di un bianco “serio”.
* Greco di Tufo “G” 2010 – Pietracupa. Non mi ripeto: l’elevata percentuale di bottiglie troppo evolute rende il “bilancio” sulla più ambiziosa delle selezioni firmate da Sabino Loffredo quantomeno interlocutorio. Ma che meraviglia quando becchi quella giusta, come è capitato a noi: essenziale e rigoroso al naso, roccioso e deflagrante al sorso, bianco di fantastica fibra e profondità.
* Greco di Tufo Vigna Cicogna 2010 – Benito Ferrara. È per la viva memoria di versioni come queste che affiora spesso un po’ di delusione al cospetto di quelle più recenti: ottimi vini, intendiamoci, ma senza la grinta sulfurea, la presa viscerale, la potenza salata che ci ha stregato per l’ennesima volta nel Cicogna ’10.

E infine, a completare un ipotetico “podio” di vini decisamente buoni e che ancora di più lo sarebbero stati godendoli con calma a tavola con adeguato accompagnamento:
* Fiano di Avellino Radici 2010 – Mastroberardino
* Fiano di Avellino 2010 – Ciro Picariello
* Fiano di Avellino 2010 – Vadiaperti
* Fiano di Avellino Aipierti 2010 – Vadiaperti
* Fiano di Avellino Alimata 2010 – Villa Raiano
* Greco di Tufo 2010 – Pietracupa

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