
È diventato uno dei tanti ottimi propositi che si impastano e poi si parcheggiano, pensando ma sì, alla fine c’è sempre tempo: “è più buono questo dell’altro”, “no, è più buono l’altro di questo”, “facciamo che aspettiamo l’anno x, li stappiamo vicini e vediamo”, “aggiudicato”.
La questione che ci eravamo ripromessi un giorno di dirimere con Felicia era sui suoi buonissimi Falerno 2008, Ariapetrina ed Etichetta Bronzo. Una dinamica classica: per lei l’Ariapetrina aveva una souplesse mancante nel pronti via al “fratello maggiore”, che però sul lungo periodo avrebbe messo la freccia. Per me l’Ariapetrina avrebbe conservato un plus di succo e respiro anche dopo i 15-20 anni che avevamo fissato per la controprova, ferma restando la potenza vulcanica di un Etichetta Bronzo in versione pienamente riuscita.
Credo, anzi sono sicuro, che in realtà non fregasse a nessuno di stabilire una “ragione” e un “torto”, intenzione già ridicola di per sé e col vino 1000 volte di più. Era solo un modo per riconoscersi in un pezzo di strada. Io le dicevo che non la ritrovavo completamente nei suoi vini, almeno fino a quando li ho potuti seguire con regolarità, lei non concordava ma non per questo rifiutava, negava o chiudeva il discorso (e mi è capitato pochissime volte con altri produttori di poterne parlare con tanta franchezza).
Gli esami non finiscono mai, diceva spesso evocando il suo amato Eduardo, ma solo dopo molto tempo ho capito che intendeva. C’è sempre uno specchio di mezzo, per guardarsi o andare incontro a un cappellaio matto.
Ad ogni modo, il “mio” Ariapetrina mi avrebbe fatto fare una gran bella figura, ma forse era vero che il “suo” Etichetta Bronzo fosse destinato a un tempo altro.
Questione ancora aperta allora e un giorno la sistemiamo, ma oggi no.


