[Dai Social] Campania Stories 2021 | Mondo Aglianico

Se c’è un vino-vitigno che, in tempi di sottrazione e leggerezza, rischia costantemente l’effetto Tyson sul palco del Bol’šoj: quello è sicuramente l’Aglianico.
Effetto che si amplifica esponenzialmente in occasioni di fiere, anteprime, tasting tematici e in tutte quelle situazioni dove non c’è la possibilità di assaggiarli a tavola col giusto accompagnamento.

Non scopro niente di nuovo: anche i migliori Aglianico sono tutto fuorché “vini da degustazione”, ma è un alibi che regge sempre meno, a fronte di troppi vini a conti fatti anacronistici. Quelli sfibrati, alcolici, statici, pesanti, monodimensionali, asciuganti, inutilmente severi, faticosissimi da bere, non rappresentano ahimè l’eccezione, bensì la regola.

Un quadro che oltretutto sembra abbracciare un po’ tutte le aree viticole regionali, dall’Alto Casertano al Cilento, passando per Sannio e Irpinia (e non che il Vulture…); magari non è proprio più possibile strutturalmente (leggi selezione ampelografica, viticoltura e clima) dare forma ad Aglianico più dinamici e “gourmand” senza snaturarli, ma l’impressione è che quasi nessuno ci stia anche solo provando.

Ecco perché il giochino dei vini che mi porto via da Campania Stories 2021 necessita di una postilla aggiuntiva. In un approccio super rigoroso, del tipo “le bottiglie che vorrei bere e ribere stasera stessa, domani e dopo domani”: onestamente non ne sceglierei nessuna dalla mega orizzontale a tema Aglianico. Allargando un filo le maglie, invece, ne metterei in cantina giusto un paio:

* Taurasi Coste 2015 Contrade di Taurasi perché in questa tipologia di vini è soprattutto la grana dei tannini a fare la differenza: qui lo aiutano a restare austero e compatto senza perdere ritmo e sapore.
* Colli di Salerno Aglianico 2016 Mila Vuolo perché si gioca la partita mediterranea fino in fondo tenendo insieme il frutto nero sudista, anche confit, con le erbe essiccate, le radici e tanto tanto sale, come i più goduriosi e contemporanei rossi del Languedoc-Roussillon.

A cui aggiungerei un altro piccolo team (vedi collage) formato da quegli Aglianico che –pur con le loro zavorre– evidenziano un saldo di souplesse e bilanciamento, rispetto al “gruppone”.

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