La Snai non quotava stasera, ma l’imprevedibilità è di gran lunga sopravvalutata.
E quindi l’ora giusta e necessaria per il più inconcepibile dei vini mediterranei.
Ce ne sono tanti altri che si fanno conoscere e amare per le contraddizioni, i chiaroscuri, le doppie anime, ma nessuno come il gaglioppo cirotano riesce ad essere così bipolare, dimezzato, antitetico, genuinamente ingannevole: non fosse altro per quel colore che dice levità quasi da rosato (con granatezze mature pronti via) e quei tannini neanderthaliani che strappano carne anche dopo decenni.
O per l’inevitabile spaesamento che ti disegna quando apparecchia a destra mare, fichi e grecale, a sinistra castagneti, ruggine e falò celtici.
Nel gioco dell’inconciliabile, di chi nasce insieme stella, pianeta e satellite, questa volta la bussola punta decisa verso il sole, ma senza lasciar andare il resto.
La stessa luce che riverbera più midollare quando persone belle si ritrovano insieme a costruire spazi comuni, dove sentirsi a casa senza apnee.
Come Francesco De Franco e i suoi compagni di viaggio: merito anche e soprattutto loro se oggi Cirò è sempre più un posto dove il divergente trova senso, armonizzandosi all’incompatibile dentro di noi.


