Campania Stories 2018 #4 | Consigli per la mescita

cs 18 - apertura

Torno sui migliori assaggi di Campania Stories 2018, chiedendomi: quali sceglierei per la mescita estiva se avessi un locale?

Ecco come si comporrebbe la mia proposta di bianchi, frizzanti e rossi al bicchiere, tenendo conto di prezzi e reperibilità effettiva (più di un’etichetta segnalata nei post riassuntivi è ormai esaurita presso le cantine), ma soprattutto dando spazio ai vini che mi sembrano maggiormente leggibili in questa fase. Non necessariamente da consumare in fretta, ma espressivi e piacevoli fin da subito. Su quelli da aspettare con un po’ di pazienza, conto invece di tornare prossimamente.

Traerte-Vadiaperti – Irpinia Coda di Volpe 2016

Versione fragrante, su mela e susina con tocchi erbacei-muschiati. Snella, acidula, chiusura garbatamente ammandorlata. Anche da aperitivo. € 7,50 + iva

Capolino Perlingieri – Campania Falanghina Preta 2017

Perfetto alter ego del 2016, che ci ha messo qualche mese a sbocciare dopo la promettente partenza. I punti di contatto sono nelle coloriture bianco-verdi (erbe di prato, aghi di pino, fiori di acacia), mentre il sorso è già più accogliente e coeso. Antipasti di mare, ad esempio. € 6,25 + iva

Contrada Salandra – Campi Flegrei Falanghina 2015

Per come le intendo io, quella di Contrada Salandra è una delle poche vere Falanghina “da invecchiamento”. Classica eccezione alla regola, la 2015 potrebbe tuttavia dare maggiori soddisfazioni in gioventù: fiori gialli, arbusti mediterranei, sottofondo affumicato, non ha l’elettricità salina delle versioni super ma il connubio di grazia e dolcezza sorregge fino in fondo una bocca placida ed equilibrata. Jolly da tavola. € 7,50 + iva

Tenuta del Meriggio – Fiano di Avellino 2017

L’azienda: tra le novità di questa edizione, una ventina di ettari vitati, Nello Pizza il proprietario, Carmine Valentino il consulente, cantina a Montemiletto, fiano da Candida (settore nord-est).
Il vino: qualche tratto fermentativo prima della solare progressione di infiorescenze ed agrumi, più orizzontale che dritta, ma ben bilanciata. Non ha bisogno per forza di accompagnamento pappatorio. € 7,50 + iva

Aia delle Monache – Terre del Volturno Pallagrello Bianco L’oca guardiana che dorme
beata 2016

Altra interessante “new entry”. Appena due ettari, vigne a Ruviano e Castel Campagnano, consulenza di Gennaro Reale, segni particolari: nomi lunghi e inconsueti (eufemismo) per la piccola gamma incentrata sulle varietà autoctone del Medio Volturno.
L’oca guardiana che dorme beata è uno dei due Pallagrello Bianco, il più convincente per fedeltà varietale e agilità di beva. E’ vino di bocca: sotto la coltre bucciosa c’è spalla e sapore. Carni bianche allo spiedo. € 7,50 + iva

Casebianche – Paestum Rosso Frizzante Pashkà 2017

Seconda uscita superiore a quella d’esordio per il Pashkà, l’ultimo nato tra i mossi-frizzanti di Pasquale Mitrano ed Elisabetta Iuorio, alias Casebianche.
Blend paritario di aglianico e barbera, conferma lo “stile Gragnano” per il frutto carnoso, la vivace carbonica, la scodata tannica. Da merenda. € 8,00 + iva

Cantine Olivella – Vesuvio Rosso Vipt 2016

Emergente tra molte virgolette, considerando i 10 e più anni di storia, eppure l’azienda di Ciro Giordano, Andrea Cozzolino e Domenico Ceriello (consulenza di Fortunato Sebastiano) non è ancora conosciuta come forse meriterebbe.
Il Vipt ’16 è un buon modo di avvicinarsi: piedirosso in purezza dalle vigne di Somma Vesuviana, lavorato in acciaio, colpisce subito per l’originale espressività. Amarena, arancia candita, balsami e polvere pirica, è un peso medio capace di andare oltre il compitino grazie anche alla pregevole misura tannica. Primi piatti di carne con pomodoro. € 7,10 + iva

Bosco de’ Medici – Vesuvio Lacryma Christi Rosso Lavarubra 2016

Il Vesuvio si sta risvegliando, per fortuna non come vorrebbero certi beceri cori da stadio. Aggiungiamo tra i nomi validi della zona quello di Bosco de’ Medici: 8 ettari tra Terzigno e Boscoreale, Vincenzo Mercurio a consigliare le famiglie Monaco e Palomba.
Incuriosisce soprattutto il Lacryma Christi Rosso Lavarubra ’16, classico taglio a maggioranza piedirosso con saldo di aglianico. Gli si perdona rapidamente qualche impuntatura “sponty”: poi escono i frutti rossi e i fiori, il profilo si fa quasi trasparente e la leggerezza di beva compensa pienamente il debito di forza e complessità. Dalla colazione al dopocena. € 7,90 + iva

Aia delle Monache – TDV Casavecchia Il gallo di fretta canta all’alba lontana 2016

Di nuovo Aia delle Monache, questo è il Casavecchia (da località Beneficio di Castel Campagnano, maturazione in acciaio, tonneau e ceramica per circa 8 mesi).
Subito a fuoco su ciliegia fresca e cocomero, bel sottofondo di legna arsa e spezie piccanti: profilo sfaccettato che la bocca non tradisce, pur con qualche diluizione sapida. € 9,30 + iva

Viticoltori De Conciliis – Paestum Aglianico Donnaluna 2016

Gelsi, bacche di ginepro, una sfumatura pepata: dichiaratamente mediterraneo ma senza zavorre alcoliche o estrattive. C’è un motivo se il Donnaluna di De Conciliis è uno dei primi Aglianico che vengono in mente per una fruizione disimpegnata e il 2016 non fa eccezione. € 8,20 + iva

Villa Raiano – Taurasi 2013

Taurasi da mescita? Si può, quando sono come il 2013 di Villa Raiano (vigne a Castelfranci, settore sud-ovest). Frutti di bosco, terra mossa, erbe officinali, avvolgente e saporito con tannino austero ma proporzionato. Si beve bene anche senza bistecca di brontosauro. € 14,00 + iva

Campania Stories 2018 – Le puntate precedenti

CS 2018 #1 | La sintesi
CS 2018 #2 | I Vini Bianchi
CS 2018 #3 | I Vini Rossi

 

% Commenti (1)

Il Coda di Volpe di Vadiaperti gia’ in versione 2015 mi era piaciuto tantissimo (proprio come aperitivo).

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