Vecchie edicole, nuove riviste e il borsino del vino nel 2017

Noble Rot

Poche cose mi affascinano come l’idea di dare nuova vita a vecchi progetti, spazi dimenticati o imprese passate. In un’epoca dominata da non – luoghi e pensieri deboli, trovo attraente restaurare (fisicamente e idealmente), dando veste contemporanea a qualcosa che ha avuto senso in passato.

Uno storico brand da attualizzare, i docks delle città portuali che diventano gallerie d’arte, i mercati cittadini che cambiano pelle, fabbriche chiuse da anni che offrono spazi incredibili a nuove attività. Grandi e piccoli progetti di riciclo, a pensarci bene.

Per dire, è da un po’ che la mente comincia a fantasticare quando passo davanti a un’edicola chiusa; scena sempre più usuale, purtroppo. Non vi dico quante attività ho pensato per quei chioschi e sono contento che qualcuno stia passando all’azione.

Leggo sul Gambero Rosso che a Milano stanno avviando dei progetti legati al food e ai prodotti locali, mentre a Perugia un’edicola come tante è diventata una miniera inesauribile di riviste introvabili, fuori dai circuiti della distribuzione classica, oggetti d’arte e iniziative culturali.

All’Edicola 518 non si vendono più giornali ma si possono trovare magazine che arrivano da tutto il modo, difficili da reperire altrove. Anche i fissati di robe mangiobeverecce trovano pane per i loro denti. Ormai vado da Antonio e compagni a prendere le mie copie di Cook_inc e Dispensa, Tapas e Noble Rot.

Ecco, Noble Rot. Non so se l’avete presente. Per il sottoscritto una delle iniziative editoriali sul vino più interessanti in circolazione; per idea, contenuti, formato, grafica e linguaggio. Tra le poche riviste realmente innovative in un settore che raramente brilla per freschezza e dinamismo.

Paolo mi ha portato l’ultimo numero tre giorni fa, al solito ricco di spunti e riflessioni. Se vi capita tra le mani, non perdetevi l’articolo sulla perfetta temperatura di servizio dei vini rossi o quello su quanto diventino desiderabili i vini dei vignaioli deceduti (Dead vignerons society). Per non dire del borsino sulle tendenze vinose dell’anno in corso: “What’s hot and what’s not in 2017”. Curiosi di sapere quali sono?

UP

1 I vini vulcanici
Sono ancora loro, dall’Etna a Tenerife, i vini più cool secondo Kate Spicer, autrice del pezzo.

2 Grecia
Storia, terroirs ben centrati, vini artigianali a prezzi onesti. Ecco perché conviene familiarizzare con Economou e Hatzidakis.

3 Vini aromatizzati
Dopo l’oblio, tornano di moda resine, radici ed erbe. E il Barolo Chinato che sa di candela Dyptique…

4 Pineau des Charentes

Mosto fortificato prodotto nella regione del Cognac. Pare stia diventando piuttosto di moda come taglio per i cocktail nei locali fighi del Lower East Side a Manhattan.

5 Cahors
Il malbec francese sugli scudi, dunque. Secondo Kate sta ai grassoni argentini come Charlotte Gainsbourg a Kim Kardashian.

DOWN

1 Il Malbec argentino

“One of the most banal wine in the oenoverse”.

2 Orange wine
Da vino degli hipster dell’East London alle offerte di Marks & Spencer…

3 Supertuscans
Sassicaia a parte, l’equivalente liquido di jeans rotti a 1000 euro.

4 Sherry
“C’mon, even your Granny’s rediscovered the joy of a glass of Fino and some Bombay mix”.

5 Big Wine
Ora che nessuno ascolta più Robert Parker, non ci sono scuse per bere uno Zinfandel di 16,5 gradi. E non importa se costa 200 euro: “big wine is for trumps”.

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