Malto & Luppolo | Un libro sulla birra che mi ha fatto venire sete

Birra artigianale

Sei a casa? Ho appena comprato un libro per te”. La telefonata Baldelliana giunge a metà mattina e annuncia un arrivo gustoso. Come al solito, del resto.

Ti aspetto e preparo un caffè, rispondo con un grosso sorriso sotto i baffi.
Sono passati diversi giorni da quella conversazione ma il librone della Gestalten – L’Ippocampo, arrivato zitto zitto, di sorpresa, continua ad essere un compagno appassionante in diversi squarci delle mie giornate.
Intanto Malto & Luppolo è una pubblicazione decisamente bella, con uno splendido corredo fotografico e lo stile narrativo originale. Un libro sulla birra artigianale, capace di una grande carrellata di storie di successo, di birrai e birrifici da tutto il mondo. Certo non è solo questo. Si racconta, sempre in maniera graficamente accattivante, tutto quello che riguarda la bevanda: dalla storia al momento magico che sta vivendo, dalle tecniche produttive agli stili, chiudendo con il capitolo dedicato agli abbinamenti col cibo.
Però non c’è dubbio che il cuore sia rappresentato dai racconti di chi la birra la fa. Dalle storie e dalla facce dei grandi protagonisti del movimento, insomma. Un giro del mondo attraverso pinte e boccali, fusti e bottiglie.
Un libro bello da sfogliare e da conservare, scritto da Silvia Kopp, famosa sommelier e celebre esperta di birra artigianale.
Che ci ho trovato dentro?  Tanti birrifici visitati, amici e spunti per i prossimi viaggi.
La pagina dedicata a Ratsherrn mi ha fatto ripensare ad Amburgo e allo strepitoso ristorante del birrificio; uno dei più belli a tema birra che mi sia capitato di vedere. E poi c’è il Torst Bar di Daniel Burns, che ho intervistato a Identità Golose lo scorso anno, il Boxing Cat di Shanghai o il giapponese Coedo. Ovviamnte ci sono i big, tipo Mikkeller e Kernell, e tra gli italiani i casi Birra del Borgo, Baladin e Toccalmatto.
Non tutti quelli che avrei messo io mentre altri ci sarebbero stati bene. Ma questo è normale e non cambia il giudizio complessivo sul libro.
Tra quelli in cui voglio andare prestissimo, gli inglesi Moor e Crate. Quest’ultimo è ad Hackney Wick, nell’est end londinese. Un birrificio con pub e ristorante, ricavato in una vecchia stamperia lungo il fiume.
Altre pagine, molto più semplicemente, mi hanno fatto venir voglia di bere una birra. Come quelle dedicate alla Guezerie di Pierre Tilquin, la prima sorta in Vallonia.
TilquinSi dice che le Gueze à l’Ancienne di questo assemblatore abbiano avvicinato anche i non appassionati di birra acida. Può darsi. Certo sono birre elegantissime ma non direi ruffiane, se l’affermazione ha portato qualcuno su questa strada.
L’altra sera ho stappato una Quetsche Tilquin. Si tratta di una cuvée di Lambic in cui Pierre lascia fermentare una prugna selvatica alsaziana. Il bland di due annate (2013 e 2014, nel mio caso) è stato affinato per quattro mesi in botti usate per i vini di Bordeaux e del Rodano, prima dei tre mesi di rifermentazione in bottiglia.
La prugna gioca un effetto strano in questa birra. Non addolcisce il sorso, di vibrante acidità, ma semmai regala una nota di carattere e un’idea aromatica simile a certi distillati di frutta. Mi è piaciuta, ma ora passo alla pagina successiva perché il libro ha moltissime cose da bere.

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