Forum | Prendere o lasciare: i vini traino

Ciuf ciuf, è arrivato un bastimento carico carico di: Bourgogne Aligoté Rouget, Barbera d’Alba Francia e Cerretta Giacomo Conterno, Le Volte de l’Ornellaia e decine di altre bottiglie che solo in apparenza non hanno nulla in comune tra di loro.

Sono i cosiddetti “vini traino”, vale a dire quelle etichette da acquistare obbligatoriamente in quantità minime ben definite per accedere a bottiglie più importanti.
Più ci si muove verso zone e cantine blasonate, più è facile incontrarli: che siate assegnatari diretti o vi rivolgiate all’importatore-distributore, sapete per esempio che per ogni Beaux Monts, Echezeaux o Cros Parantoux del nipote di Jayer vi tocca prendere almeno sei bottiglie dei suoi vini d’entrata (tra cui il feroce, quasi “muriatico”, Aligoté di cui sopra).
Oppure che per ottenere un Monfortino da Roberto Conterno, è bene che vi piacciano anche le sue Barbera e il suo nuovo Barolo Cerretta. Altrettanto celebri, forse i primi conosciuti su larga scala, gli “abbinamenti” obbligatori da mettere in conto, fino a qualche anno fa, per recuperare un po’ di Sassicaia tramite il distributore Meregalli.
In ogni listino, ormai, ci sono clausole di questo tipo, a volte imposte a monte dalle stesse aziende produttrici, altre volte inserite dagli intermediari commerciali. Meccanismi ben conosciuti da chi bazzica i terroir più prestigiosi di Francia, Bordeaux, Borgogna e Champagne in testa, che si stanno diffondendo sempre di più in quelle aree italiane (Langa in primis) cresciute nella considerazione di mercati esteri evoluti (e con alta capacità di spesa), come nord America e Asia.
Per quanto gli effetti si spalmino su tutta la filiera, è perfino superfluo specificare chi sia l’anello più debole della catena. E’ la legge della domanda e dell’offerta e noi bevitori finali possiamo farci poco: non solo i grandi vini sono sempre più costosi e difficili da reperire, ma al conto finale bisogna aggiungere anche il prezzo di flaconi che in condizioni diverse lasceremmo probabilmente sullo scaffale. Così è, se ci pare, dato che la sola alternativa è il recupero del singolo Grand Cru a valle, ricaricato esponenzialmente.
E’ un po’ come partecipare ad una lotteria, a pensarci bene. Beccare il biglietto buono non è comunque impossibile: il “rimorchio”, come si dice in gergo, è spesso composto da etichette trascurabili, ma qualche volta dà modo di scoprire e riscoprire “piccoli vini” di grande valore.
Non è certo un sacrificio, per capirci, aggiungere all’ordine da Roulot qualche cassa del suo Bourgogne Blanc “base” per bilanciare la richiesta di un Meursault Tillets, un Mon Plaisir o, per i più fortunati ed audaci, uno Charmes o un Perrières. Né dispiace più di tanto affiancare ai Côte-Rôtie La Mouline, La Turque o La Landonne di Guigal una scorta del suo solitamente delizioso Côte du Rhône d’entrata. Oppure destinare qualche decina di euro al Verdicchio di Matelica “base” de La Monacesca, propedeutico all’acquisto della selezione Mirum (a proposito, il 2012 è davvero strepitoso).
Vale la pena, allora, di dedicare un po’ più di attenzione a questa particolare categoria di gamma: se non ci aiutiamo tra noi poveri stappatori precari, chi deve farlo? E’ fondamentale scambiarsi informazioni in tal senso, per cui vi chiedo: quali sono i migliori “vini traino” che conoscete? E quali quelli da evitare assolutamente? Quali destinare alle bevute casalinghe? E quali quelli da rifilare ai parenti nei pranzi domenicali?
A voi la parola: c’è sempre posto su questo bastimento carico carico di… gioie e dolori.

Post Correlati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.