
Note di degustazione quasi inutili per chi ha già bevuto uno Chablis di Dauvissat in una qualsiasi annata dal discreto in su.
Manca un po’ la parte ostricosa e iodata più caratterizzata, ma per il resto c’è tutto quello che ci si aspetta, compresa una struttura longilinea e una lunghezza non così completa e supportata. E grazie al cavolo, direte voi: altrimenti sarebbe stato Les Preuseus e Le Clos. Avete ragione.
Ad averne comunque vini così tesi, salini e slanciati nella beva, oltre che perfettamente definiti nella parte agrumata e balsamica. Totalmente nelle mie corde ma non grande in assoluto: se qualcuno alzasse la mano come Franco Baresi per invocare un plus di spalla e spinta, non sarebbe onesto intellettualmente cacciarlo di casa.
Ma dato che questa è casa mia e qui comando io (cit.), va via il tizio protestante col braccio teso ed entra un’altra boccia, che questa – grande o non grande – è finita.

