Food porn

Una settimana difficile e impegnativa lascia tanti piccoli segni. Il cumulo di giornali non letti e le riviste ancora da scartare sono, nel mio caso, tra gli indicatori più infallibili.

Appena sfogliata il giorno in cui è uscita, densa di articoli che mi hanno incuriosito e un ricco approfondimento enogastronomico, ecco dunque che solo nel weekend mi sono messo alla lettura de La Repubblica di giovedì 20 marzo.
Tanto cibo e tanti argomenti: dal ritorno delle frattaglie nella ristorazione al Brunello, dai ristoranti d’albergo più interessanti alla storia di Igles Corelli, dall’ultimo libro Slow al Food Porn.
Ebbene si, non si scandalizzino i novizi del settore, quelli che sfiorano questo mondo o lo approcciano in maniera sana. Il termine è ormai noto, abusato, e sta a indicare l’abitudine, o meglio la mania, di fotografare il cibo e tutto quello che si mangia, per condividerlo sui vari social.
Non dire no perché, io lo so, lo hai fatto anche tu almeno una volta!

Articolo non proprio originale, a dire il vero, ma buono per una piccola ricognizione sui pro e i contro di questa pratica, con tanto di schieramenti tra i cuochi.
Vengo a scoprire, per dire, che tra gli chef stellati francesi apertamente contrari c’è Alexandre Gauthier, che ha introdotto il divieto di fotografare i piatti nel suo ristorante.
Il giovine opera, con la famiglia, in un delizioso Relais & Châteaux di La Madelaine sous Montreuil, nella regione di Nord-Pas-de-Calais. Si chiama La Grenouillere*, nome che i corsi d’acqua e le rane, che finiscono ovviamente nel piatto, hanno reso quasi d’obbligo.
Bene, non è tanto per parlare della mia cena in questo ristorante, il 28 febbraio scorso, che scrivo queste poche righe, quanto per fare outing e chiedere scusa ad Alexandre.
Perdonami amico mio, ma io proprio non sapevo. E visto che ormai le foto ai tuoi piatti le ho fatte, beh, tanto vale che le mostri a tutti.






Qualche vinaccio per buttare giù la cena
Foto di testa: tattle.xxx

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