Un'ottima annata

Il ritorno a Montevertine è stato al solito stimolante, denso, ricco di riflessioni, aneddoti, racconti. E qualche assaggio.

Dalle storiche vasche di cemento, ultima tappa dei vini prima della sosta in bottiglia, Martino spilla Pian del Ciampolo 2012, Montevertine e Pergole Torte 2011.
Pochi minuti prima, nell’ufficio colmo di libri, rapito come al solito dalla collezione di bastoni di Sergio Manetti (“mio padre collezionava di tutto”, ci ricorda sorridendo Martino), incrociando con lo sguardo il poster delle etichette d’autore dei Pergole, la discussione era finita inevitabilmente sulle vecchie annate di questo vino.
Come i fogli e le pagine di un libro, sono le bottiglie, stagione dopo stagione, che raccontano una cantina, la sua storia, il suo modo di essere e di interpretare la realtà. Dal 1977, prima annata, all’81. Dall’85, estate caldissima seguita alla gelata, all’86 elegante e fine; dall’88 che forse ribalta le gerarchie al 90, capace di mettere in mostra la provocatoria eccezione della Riserva. E poi gli anni Novanta, culminati con un memorabile 1999, (ri)stappato di recente, fino ai vini più prossimi, figli legittimi di Martino che comincia l’avventura solitaria nel 2000.
I 2011 che verranno chiudono il cerchio su un percorso fatto di differenze e continuità. Uno stile uguale a se stesso, all’idea dell’uomo che incrocia i caratteri di un terroir e delle sue uve. Ma anche a letture fedeli dei millesimi che riportano, né più né meno, quel che le stagioni regalano.
Questo pensavo, tornano a casa da Montevertine e nei giorni a seguire. Ci sono vini che offrono pochi scostamenti annuali e una ricostruzione dei loro percorsi meno netta. Senza pensare agli eccessi dell’omologazione forzata, a quello che fa l’industria o alla voglia/necessità di performance che tranquillizzino i consumatori e il mercato. Non è solo questo. Semplicemente ci sono bottiglie che subiscono meno le annate ed altre che sono invece una loro inequivocabile cartina al tornasole, impossibile da confondere.
Non solo un discorso legato alla qualità o all’autenticità di un vino, anche se non posso negare una certa preferenza per quelle esperienze che, senza sapere, riesco immediatamente a collocare. Per i vini fedeli. Per le “verticali” nette, chiare, ricche di sfumature e variazioni sul tema.
I vini di Montevertine sono così, credo. Fedeli ad un’idea, ad un territorio, ma anche alla volubilità del tempo. Che a volte sorride e altre fa i capricci.

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