In vino Satanas

La crisi, certo, e chi se la scorda. Però nel lungo periodo sono i mutamenti sociali a incidere di più, sia che si parli di vino che di altri consumi, di abitudini e di stili di vita.

Quello che è successo negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Più che una cultura salutista (che però, guarda caso, emette le sue condanne e dimentica spesso le porcherie dell’industria alimentare), serpeggia una specie di igienismo purificatore. La conseguenza più evidente, nel settore che ci riguarda, è una ventata neo-proibizionista che colpevolizza il vino, senza tanti distinguo. Una sostanza tossica che va combattuta. Punto.
Da noi la repressione è ancora piuttosto blanda, anche se i segnali non sono incoraggianti, ma in Francia le cose sono molto più avanzate. Due o tre anni fa, durante un viaggio in Borgogna, mi sono imbattuto in diversi editoriali allarmanti, scritti da nomi autorevoli della critica enoica transalpina. Fu un fulmine a ciel sereno. Ma come, non è dalla Francia che dovremmo apprendere le regole del marketing, di come si fa comunicazione e si valorizzano i propri prodotti?
Bene, forse quel modello è morto. Il vino francese non è mai stato così popolare nel mondo e le bottiglie delle denominazioni più importanti vengono vendute a prezzi da capogiro, facendo belle le tavole di ricconi americani, asiatici e di ogni dove.
Però in patria le cose stanno prendendo una piega strana e l’ondata proibizionista è ormai fortissima, con tanto di veti e campagne contro il consumo di vino. Per capire bene cosa sta succedendo, consiglio In vino Satanas*, libro – inchiesta di Denis Saverot (capo redattore de La Revue du vin de France) e Benoist Simmat (reporter del Journal du dimanche).
La loro tesi è che il vino in Francia sia diventato argomento politicamente scorretto e che ci sia una vera e propria lobby che trama contro la diffusione di questa cultura millenaria, centrale nell’universo valoriale del paese e capace, per certi versi, di caratterizzare la nazione.
Succederà la stessa cosa ovunque? I segnali ci sono: l’Europa delle gabbie è certamente in una fase più avanzata rispetto a quella dei popoli.
***il mio grazie più caloroso a Franca Brilli per avermi regalato questo libro. E anche per tutto il resto

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