Campo del Guardiano 2003 | Il momento giusto

Raccontare il vino è difficile. Certo ci sono tanti livelli e la narrazione può essere fatta da un sacco di angolature;

però criticare un bicchiere che ti mettono sotto il naso, nel senso di definirlo, circoscrivendone i caratteri, spiegandone i tratti e magari le potenzialità, non è cosa da poco. A parte la scontata difficoltà di esprimere un giudizio sensato, dunque la normale attitudine a capire, leggere e interpretare un certo argomento, ci sono una serie di altri fattori che complicano la faccenda.
Molti di questi hanno a che fare con il “momento” in cui avviene la degustazione. Generale, nel senso di fase storica complessiva, con le sue mode e le sue tendenze. E personale, inerente l’evoluzione e la crescita soggettiva in cui si trova l’assaggiatore. Non è una novità, infatti, che l’esperienza giochi un ruolo fondamentale nella comprensione, a mio avviso mai definitiva, di questa intricata quanto gioiosa materia.
Ecco, quando ho degustato per la prima volta il Campo del Guardiano 2003 di Giovanni Dubini, un riferimento assoluto per Orvieto e, credo, per i bianchi italiani, era il “momento” sbagliato. Generale, perché in quegli anni la denominazione si approcciava con un pizzico di sufficienza, nel mezzo di un guado che spostava le preferenze della critica dal paradigma tostato-estrattivo a quello acido-verticale. E personale, con troppo poca esperienza su quel vino per comprenderlo fino in fondo e collocarlo nella giusta casella: quella dei bianchi mediterranei da invecchiamento.
Bianchi che viaggiano su dimensioni sapide e orizzontali più che acide: inutile leggerli con altri parametri e cercare quello che non può esserci. O peggio pensare che ci sia solo una direzione per il grande vino da invecchiamento.
Premessa d’obbligo per la rivalutazione di una bottiglia oggi meravigliosa, che conferma un trend per me sempre più chiaro (specie dopo l’assaggio del trittico di annate 2009-2010-2011): i vini di Orvieto, e questo in particolare, escono alla grande da millesimi tendenzialmente caldi e asciutti, in controtendenza a quelli di altre zone.
Dunque, senza se e senza ma, il Campo del Guardiano ’03 è vino delizioso e grandissimo. Arrivo a dire tra i migliori di sempre e certo tra i più buoni bianchi italiani di pari annata.
Meglio tardi che mai…

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