Per loro la giornata comincia sempre alle 3.30 di mattina e termina alle 20.30 con le preghiere in latino cantate in gregoriano.
La dieta prevede il digiuno imposto dalla regola benedettina che, oltre all’astensione dalle carni, prescrive un unico pasto quotidiano nel periodo che va dal 15 settembre fino a Pasqua. Questo fino a ieri, visto che ora i 15 monaci del monastero di San Benedetto di Norcia, tornati a casa nel 2000 dopo un vuoto che durava dal 1810, avranno un impegno in più: quello di produrre birra!
Scontato che la via scelta dalla nuova Birra Nursia sia quella della tradizione monastica belga, tanto per la “Bionda” di 6° che per la “Extra”, più scura, complessa e alcolica (entrambe costano 3,20, nella bottiglia da 33 cl e 8,50 in quella da 75 cl. Ma per i cittadini di Norcia, documento alla mano, ci sarà un sconto del 10%).

Il birrificio si trova all’interno delle mura millenarie del monastero. Prevede un piccolo impianto da 250 litri e cinque fermentatori da 1.000 litri ed è gestito totalmente dai monaci (tutti, anche se il mastro birraio è Frater Francesco Davoren). Essendo parte della clausura del monastero, le visite sono decisamente centellinate, tanto che da settembre saranno possibili una sola volta al mese, previa prenotazione.
Anche la vendita delle birre ha una procedura piuttosto particolare ed avverrà esclusivamente all’interno del punto regalo del monastero “Corvus et Columba”.
Tutte le rendite, ci tengono a far sapere i monaci, “serviranno a lavoro di preghiera e testimonianza di Dio, compresa l’opera di soccorso verso i più bisognosi, che numerosi bussano alla porta del monastero”.




