Isole, incontri, pub. Soprattutto pub

Ho divorato questo libro lo scorso inverno ed è da allora che penso di consigliarlo e scriverci qualcosa.

Poi, trovandomi di continuo a leggere e rileggere una frase estrapolata dal testo e messa in quarta di copertina, una frase per me incredibilmente evocativa ed emozionante, ho capito che è forse questo il suo miglior biglietto da visita; la presentazione più corretta di un testo in cui, pagina dopo pagina, si respira a pieni polmoni l’essenza della Gran Bretagna.
Un racconto divertente, intriso di aneddoti, riflessioni profonde e strampalate, tradizioni locali, luoghi, parolacce, tipiche elucubrazioni del romanzo on the road. Una lettura della vita attraverso le ales inglesi e i luoghi della loro rappresentazione più autentica.
E se alla fine non vi viene voglia di partire per farvi una pinta alle Shetland, non sono io il compagno di bevute che state cercando.

Eccola:
“Mi piacerebbe disegnare una mappa alcolica della Gran Bretagna, con le sue strade ebbre che vacillano lungo i campi e i confini comunali, le strade che i viaggiatori tracciavano da un pub all’altro e da una locanda all’altra. I campi d’orzo e i filari di luppolo, i vigneti e i frutteti.
All’orizzonte si stagliano le ciminiere in mattoni rossi delle birrerie, le distillerie stanno accanto alle torbiere, mentre gli essiccatoi per il luppolo, ora riconvertiti in pensionati per studenti, fanno capolino tra le siepi di tasso.
Nelle città e nei paesi ci si orienta con i pub: allo Star a sinistra, dopo il Sun a destra. Gli zoccoli dei cavalli da tiro calcano la South Circular, e il Black Country sfrigola nelle pork scratchings, Islay ha l’alito che sa di whisky, Plymouth di gin e Burton di ale leggera”.

Ian Marchant
Isole, incontri, pub. Soprattutto pub

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