Nel nome del vino

Oltre a delle impercettibili difficoltà di carattere commerciale, l’esplosione del vino italiano (che ha portato ad avere l’attuale media di 7 cantine pro-capite, riuscendo nel miracolo del sorpasso sulla Francia per quantitativi di anidride carbonia imbottigliata. E dire che loro hanno la Perrier…), ci ha regalato un fenomeno inaspettato ma non per questo meno gradito.

Stiamo parlando dell’allegro proliferare dei nomi dei vini, che dimostrano in maniera inoppugnabile la superiorità del genio italico, la fantasia quasi poetica dei vigneron di casa nostra e l’innegabile sagacia degli strateghi del marketing enoico. Che, immaginiamo, puntano decisi a “sfondare” con nomi accattivanti e facilmente memorizzabili anche da parte dei consumatori stranieri.
Non è questa la sede per ricordarli tutti, l’opera sarebbe a dir poco proibitiva, ma vista l’alta percentuale di perle scovate, ci piace evidenziare alcune formidabili etichette (si badi bene, del tutto a prescindere dal contenuto liquido della bottiglia), i cui nomi mi sono appuntato nell’ottima degustazione effettuata al Consorzio del Morellino, in quel di Scansano.
Pronti via. Nel novero non poteva mancare il Trombaia delle Tenute Perini di Castigliane della Pescaia, un merlot – sangiovese che pare voler tracciare una linea di continuità enoerotica con i vini prodotti un po’ più su da Gino “Fuso” Carmignani, celebre soprattutto per il Merlo della Topa Nera, in cui è ovvio inserire anche il Morellino di Scansano Pàssera di Poggio Trevvalle.
Di tutt’altro genere, e con più di un ammiccamento ai critici di Slow Wine, Terre di Talamo sfoggia il rosato Piano Piano, scavalcato a sinistra solo dal bianco di Casavyc: Piano Piano Poco Poco 05 (gli altri vini dell’azienda hanno invece nomi sobri tipo 070707, Up&Down duepertrenta, Up&Down cinquantaquarantadieci e via così…).
Tornando ai rosati, categoria benedetta per questo genere di indagine, rende benissimo l’idea del clima torrido della Maremma il Soffio Polare di Bruni, e meritano un plauso sincero le due etichette firmate Vigneti di Poggiofoco: Sale il Sole e Albachiara, preceduti cronologicamente solo dal Nottambulo di Villa Acquaviva.
Nella speciale categoria “Aziende”, vince per distacco Frank e Serafico, capace di sfoggiare l’invidiabile Mr Morellino.
Chiudiamo con un nome che certo è stato pensato per invogliare il popolo degli enoturisti a visitare l’azienda, promettendo le tipiche suggestioni legate alla pace, al relax e alla natura che solo la campagna toscana sa regalare: il Campo della Paura della fattoria Quercerossa…

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