
Certo certo, fuori c’era un bel cielo grigio e faceva addirittura fresco.Però un pranzo post week-end, a fine luglio, imporrebbe quantomeno prudenza nel maneggiare la carta dei vini.
Invece Massimo, dopo aver constatato che l’ultima goccia dello sciampagnino era stata scolata, mi fa: “scegli un rosso umbro, la mia ragazza non ne ha mai bevuti”. E ci sarà un motivo, faccio io. “Anzi, scegli proprio un Sagrantino”. Gelo.
Un Sagrantino a fine luglio, in mezzo a centinaia di degustazioni, è troppo anche per me. Cerco di farlo desistere ma niente. Sfoglio rapido la carta e provo di nuovo a sviare l’attenzione dalla sua idea. Fallimento su tutto il fronte.
E va bene, vediamo che si può fare. Le etichette non sono neanche male, qualche bella bottiglia ci sarebbe ma un conto è degustare e un altro bere con piacere un rosso come quello. Per me devono passare almeno dieci anni per considerarlo potabile. Allora si che nei casi migliori (pochini, va detto) puoi anche rimanere affascinato e farti rapire da un vino che nel tempo cambia pelle, perde ridondanza aromatica e rudezza tannica, trovando un certo equilibrio.
Un vino che pare assottigliarsi in bottiglia, che si fa serio. Certo che ha il suo schema interpretativo, il suo paradigma e non va certo guardato con gli occhi di chi beve solo Piemonte e Borgogna. Che non sarà il migliore rosso del mondo, ma che secondo me vale molto più di quel che si dice in giro.
Ma torniamo al mio dilemma. In carta tutte annate post 2000. Non ci penso nemmeno, non voglio farmi male più del dovuto. Comincio a guardarmi intorno cercando aiuto e tra gli scaffali, in mezzo ad altre bottiglie destinate ad abbellire la scena, vedo un Sagrantino Caprai con la vecchia etichetta. Mi avvicino, è un 1988. Siamo agli albori. Il 25 Anni, per dire, arriverà solo nel ’93. Beviamo questo? Lo ricordo interessante…
Lo facciamo raffreddare un po’ e fa un figurone. Splendidi i profumi sanguigni, terrosi prima che fruttati. Per niente eccessivi, anzi. Un vino in forma perfetta, senza accenni di eccessiva evoluzione o cedimenti. Grande anche in bocca dove la dolcezza del frutto è netta e in questo momento molto golosa, ben bilanciata dai toni di cuoio e tabacco, oltre che da una sottile linea balsamica.
Certo non un vino verticale ma un rosso che ha trovato una sua posizione: gustosa, piacevolissima, mai pesante. E i tanto vituperati tannini del Sagrantino? Non pervenuti, e in ogni caso estremamente docili, fini e saporiti. E dire che ad un certo punto la temperatura era quasi da vino bianco…

