Ora si può dire: vino Bio

L’ Otto Febbraio Duemiladodici è per me un giorno atteso da anni. Ora si può dire: il vino biologico esiste. Prende vita formale. Lo Scof (acronimo di Standing Committee on Organic Farming, ente supremo di regolazione normativa a livello europeo del settore Bio) ne ha approvato in via definitiva il regolamento.

Ne dà notizia, con giusto orgoglio, l’Aiab sul proprio sito*. Dunque non più solo “da uve da agricoltura biologica”, com’erano obbligati a scrivere in controetichetta chiunque volesse certificare il proprio rifiuto alla chimica: finalmente le ambizioni di tanti vignaioli europei, ognuno alle prese con la specificità del proprio terroir, trovano una sintesi comunitaria.
Probabilmente la nuova normativa non garantirà l’omogeneità qualitativa né tutelerà i più rigorosi. Tantomeno sarà la panacea contro i mille problemi agronomici ed enologici di chi crede a un mondo del vino meno impattante sull’ambiente. La cosa va vista con la giusta proporzione: una base di partenza, un tappeto comune dove ognuno potrà portare il proprio contributo per un’enologia più etica, almeno raggruppati sotto la stessa bandiera.
L’auspicio è che ciò possa esser di sprone per un sostegno maggiore da parte di quel mondo accademico che solo da pochi anni –e non definitivamente- ha messo da parte lo scetticismo nei confronti del movimento Bio. Oppure la risposta definitiva a chi, come Giuseppe Martelli, longevo e potente guida degli enologi italiani, solo il 12 dicembre 2011 si chiedeva sul quotidiano internet Tre Bicchieri* se “il vino biologico esisterà mai”.

Per me è sempre esistito. Giancarlo Lanza e Giulia Andreozzi dell’azienda I Botri di Ghiaccioforte* sono i miei migliori testimoni. Ho sempre amato il loro Morellino pallido e inquieto, saltato nel corso degli anni in tutte le denominazioni (è stato Doc, Igt e anche DeCo, il progetto di Denominazione Comunale che vedeva in Gino Veronelli un accalorato fautore, mai decollato veramente) ma da sempre prodotto secondo nel rispetto del regolamento CEE legge 2092/91.
Ne ammiravo il tratto rigoroso e sottile anche quando tutto il mondo andava verso vini neri e densi come la pece. La scorsa estate ho avuto una sorpresa: il pacco che mi recava la campionatura per la Guida ai Vini Bio 2012* comprendeva due annate fuori corso: 1994 e 1997. Un vero e proprio salto all’indietro sino ai primi assaggi di vini autenticamente contadini. Me li ricordo i commenti, i dubbi, le sottolineature di chi, come prima istanza, imputava alle prime etichette certificate “bio” di non saper opporre resistenza allo scorrere del tempo. Ovviamente quando non erano già all’origine puzzolenti o malfatti tout court.
La curiosità m’avrebbe imposto una stappatura al momento ma un lampo di lucidità mi ha suggerito di lasciarli riposare ancora un po’: il viaggio dalla costa tirrenica a quella adriatica poteva aver alterato il loro pacioso riposo in bottiglia.
Alla fine di Settembre, una sera che prometteva di esser più fresca delle altre, li ho assaggiati.

Morellino di Scansano Riserva 1994

I profumi sono scuri, da piena fase terziaria: refoli di fiori secchi, tanto goudron, una mineralità ferrosa acuta. Il palato ha materia integra nonostante sia imbronciato dal brusco risveglio. Il bicchiere panciuto che lo accoglie lo calma, lo rassicura. È allora che fa sentire il suo lato più sapido e la succosità distende e allunga il sorso verso un finale che sfuma su di un delizioso ricordo di bastoncino di liquirizia.

Morellino di Scansano Vigna i Botri Riserva 1997

L’annata più felice, sebbene sopravvalutata all’epoca, si fa sentire: è ancor nitida la violetta del sangiovese più autentico. Un giro di bicchiere fa emergere la sua sanguigna terrosità pronta a mischiarsi con il mazzetto delle erbe aromatico, con i primi timidi accenni terziari di sottobosco e liquirizia. Il nerbo acido guida la profondità del palato in un riverbero sapido che genera, ad ogni riassaggio, sensazioni sempre più complesse e cangianti.
L’emozione e i sogni non hanno bisogno di leggi che ne certifichino l’esistenza.
Foto: www.europa.eu

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