Un italiano vero

Quando un tizio che non conosci ti avvicina, chiamandoti per nome, durante l’aperitivo della cena di gala di Wine For Asia, nel meraviglioso Conrad Centennial di Singapore, dicendo che il giorno precedente era in Italia con una tua vecchia conoscenza che ti manda i suoi saluti, c’è solo una riflessione possibile: “aiuto, mi si è ristretto il mondo!”.

Parto da qui per abbozzare alcune riflessioni alla rinfusa, in pieno stile maison, su come vanno le cose all’estero per l’Italia, a partire da vino e ristoranti.
Tutti, almeno quelli che poi scelgono di sedersi a certe tavole o di stappare una certa bottiglia, hanno ormai la possibilità di viaggiare, di toccare con mano come stanno esattamente le cose all’origine, e di esigere dunque una certa autenticità, un paradigma senza compromessi o scorciatoie. Fingere è diventato sempre più difficile, e quelli che credono di poter percorrere la strada del facile stereotipo, di una ristorazione accomodante e accomodata (spesso ridicola per i nativi che ci si imbattono) vendendo il ritratto di un Paese che non esiste, e che in certi casi non è mai esistito, avranno vita sempre più dura e futuro incerto.
Le distanze fisiche che si accorciano sono peraltro straordinariamente supportate dai viaggi virtuali della compagnia più rapida e confortevole del mondo: la “Internet Airlines”, che mette a disposizione all’istante migliaia di risposte ad ogni quesito, fornendo infiniti spunti e chiavi di lettura che contribuiscono, clic dopo clic, alla costruzione di una realtà sempre meno mediata o peggio artificiosa.


Non si spiegherebbe altrimenti il divario che esiste all’estero tra certi ristoranti considerati top sorti ormai diversi anni fa ed altri molto più recenti, che paiono avere decisamente un altro piglio, oltre che un grado di freschezza e autenticità nettamente più elevato.
Due ristoranti relativamente recenti a Singapore, per certi versi opposti, incarnano alla perfezione questo concetto “vecchio-nuovo”. Il primo si chiama Oso* ed è una meraviglia, sia dentro che fuori dal piatto. Elegante nel senso più confortevole del termine, inappuntabile ma familiare nel servizio (molti gli italiani in sala e in cucina), goloso nella scelta delle materie prime e del menu, ricco di piatti che esprimono l’essenza del nostro Paese senza cadere in anacronistiche costruzioni, evitando quella strana realtà parallela che spesso si vede all’estero, come una specie di foto ingiallita, immobile e stantia. Io ci sono stato un paio di volte e la sensazione, fatta eccezione per gli occhi a mandorla dei clienti che scrutano i menu, è quella di stare in un grande ristorante di casa nostra, con tanto di deliziosa saletta per formaggi, prosciutti e salumi di gran livello, che finiscono sulla fiammante affettatrice rosso fuoco.
No Menu* è invece un’osteria, nel senso più vero e tradizionale del termine. Gestione familiare e piatti diretti, semplici e gustosi come le mie uova con tartufo bianco (a già, la proprietà è piemontese e siamo pur sempre a Novembre, anche se fuori ci sono 30°) o l’ossobuco con risotto allo zafferano.
Sarà un caso, ma è proprio in questi due locali che ho trovato le carte dei vini più originali, con incursioni sorprendenti, considerata la standardizzazione che si vede in giro sulle wine list: dai bianchi di Kofererhof a Walter Massa, passando per il Frappato di Arianna Occhipinti. Per dire…
Sul vino c’è molto da fare, come dicevo in un precedente post, ma qui voglio tentare una riflessione un po’ più generale del “chi” per ragionare sul “come” e i “perchè”. Ora, non amo la frase “fare sistema“, che più che altro mi fa pensare a vecchie schedine del totocalcio pre-confezionate, ma possibile che a Singapore per 100 vini in giro 70 60 siano francesi, 30 australiani e solo 3 italiani? (gli altri vini si spartiscono il resto)
Ma tanto, che ve lo dico a fare, cercare le responsabilità da noi è come capire di chi è la colpa per un gol subito da quando c’è il gioco a zona. Su questo punto si accettano eterodossie di ogni genere. Italiani all’estero, smarcatevi con decisioni dall’autenticità cialtrona del vostro Paese d’origine!

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