Ricettario Padano: l'Orso bruno in salsa leghista

Dura è la strada verso la libertà per il popolo padano, e a quanto pare anche stoppacciosa. Tra una scampagnata a Pontida e un sorso di acqua del Po, la traduzione del Va Pensiero in tutti i dialetti delle valli bergamasche e le divertentissime ronde notturne per il centro di Cologno Monzese, gli eredi di Alberto da Giussano non mancano di rivendicare anche a tavola il loro senso di appartenenza all’amata terra natia.

“Siamo quel che mangiamo”, questo lo slogan con cui le camice verdi si preparano alle prossime battaglie…
Dunque, vediamo come stanno le cose e cerchiamo di capire con quali armi Bossi e “compagni” tenteranno di sorprendere l’invasore straniero. La polenta è ormai cosa vecchia e le nuove generazioni di dirigenti leghisti sono alla ricerca di qualcosa che possa accompagnare, se non sostituire, il manganello gastronomico per eccellenza della perfetta camicia verde, da brandire all’occorrenza contro impuniti cucinieri di cous cous e kebab (temibilissimo, anche se per fortuna piuttosto raro, quello nella versione con carne di agnello e salsa piccante).
Allora che fare? Quale piatto può rappresentare al meglio l’orgoglio padano e l’indomito spirito dei nati a nord del sacro fiume? Gira e rigira, pensa che ti ripensa, l’idea geniale è venuta al brillante deputato leghista Maurizio Fugatti, promotore di una grande festa gastronomica a Imer, in Trentino, con piatti a base di carne di Orso.
Apprendo la notizia dalle colonne de La Repubblica dove si legge, tra l’altro, che il prode Fugatti avrebbe partorito l’idea per “rivivere antiche tradizioni gustando prelibati piatti tipici trentini i cui eccellenti sapori rischiano di sparire dalle nostre tavole”.


Irrilevanti, secondo gli esperti del Carroccio, le obiezioni avanzate da più parti, tra le quali il fatto che l’Orso bruno è animale in via d’estinzione e dunque specie protetta, al centro di uno speciale programma di ripopolamento (ad oggi ci sarebbero in giro 25 animali in tutto). Il problema semmai è come cucinarlo e cosa abbinarci. Una volta scartata la collaborazione con le massaie lombarde, che giustamente non ne vogliono sapere di preparare piatti con una specie tanto simile ai loro cari, l’attenzione si è spostata su alcuni grandi chef del panorama culinario italiano, scelti per caratteristiche fisiche e comportamentali. Anche questa strategia purtroppo è fallita, visto che Pierangelini è ormai fuori dai giochi e Vissani ha dovuto rinunciare per una questione di diritti televisivi.
Vedremo, intanto presso la sede ONAV di Vittorio Veneto, tra una partita a tresette e l’altra, tutti i soci sono protesi allo studio dei possibili abbinamenti Orso – Vino, anche se alcuni consiglieri giovani (appena 75 anni), vorrebbero tentare la strada della grappa. Impossibile la via territoriale con i Trento DOC, notizie fresche parlano di una grossa delusione dalle parti di Montefalco, appreso che i tannini del Sagrantino sarebbero stati si perfetti per l’Orso (regalando al pregiato rosso umbro il suo primo abbinamento possibile) ma che le terre che lo producono sono state giudicata troppo a meridione per lo spirito dell’iniziativa, anche se i suoni gutturali tipici del dialetto del posto hanno fatto vacillare i severi commissari padani.
La scelta è allora caduta sul delizioso Raboso, forte della Doc e soprattutto del sostegno del Governatore Veneto Luca Zaia, che pare lo usi spesso in sostituzione del tradizionale olio di ricino. Tutto sembrava perfetto, ma un nuovo brutto colpo ha colpito il morale già provato del popolo leghista. Una volta deciso di puntare sulla migliore etichetta di Raboso possibile si è scoperto che il suo nome è in realtà un terribile oltraggio per tutti i popoli del nord: “Casa Roma”…

Momenti concitati presso i locali della sede ONAV di Vittorio Veneto

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