Un Post (sbornia)

Secondo Mika Waltari “la vita è una sbornia e la morte i suoi postumi”. Evvabbè, detta così la frase potrebbe bastare ad un astemio, non certo a noi che impieghiamo un terzo dell’esistenza a dormire mentre il resto viene equamente distribuito tra sbronza e doposbronza.

Voglio dire, i postumi sono un mondo caleidoscopico e possono assumere le forme più disparate, a seconda dei casi e delle persone, fino a creare universi paralleli e mondi altri. Altro che Matrix!
Una realtà che cambia col trascorrere del tempo, e che per quanto mi riguarda diventa via via più dolorosa.  Ingurgitare litri di schifezze a vent’anni può essere meno letale di mezzo bicchiere di troppo a quaranta, non so se rendo l’idea…
Comunque, in qualsiasi stadio evolutivo della sbornia siate, la legge delle differenti reazioni ad un sovraccarico alcolico sarà comunque valida. Ad ognuno il suo hangover, dai quelli tutto sommato divertenti ai più pericolosi e deliranti.

Oltre all’esperienza personale, come al solito la più esaustiva, vale comunque la pena approfondire l’argomento attraverso alcuni trattati, in maniera da palleggiare al meglio la materia e volgere in positivo alcune delle reazioni più comuni. O quantomeno limitare i danni. A questo proposito il mio consiglio letterario ricade su un testo del 2004, è stato scritto dall’autore basco Juan Bas,  e si intitola “Trattato sui postumi della sbornia. Le ore dell’inutile pentimento“.
Il libro sviscera la materia in ogni suo aspetto, a partire da quello linguistico. Dall’inglese hangover, che letteralemnte significa “sospensione”, al francese gueule de bois, faccia di legno, passando per il norvegese jeg har tommermen, falegnami in testa,  e lo spagnolo resaca, ogni lingua, o quasi, ha il suo termine colorito.
Poi ci sono ovviamente i consigli del caso. Mai prendere un aereo (al quale io mi attengo fedelmente) o la metropolitana, andare al Luna park o in discoteca, non fare attività fisica (il fegato è già impegnato, inutile e dannoso caricarlo di lavoro), prendere il sole o andare dal medico (cosa che mi guardo bene dal fare anche negli altri giorni).
Ma allora, cosa va bene e, soprattutto, come assolvere il peccato di una colossale bevuta? Beh, qui ognuno ha la sua ricetta, sperimentata in anni e anni di tentativi. Personalmente cerco di frequentare persone con cui l’intesa è perfetta (il doposbronza può trasformare una scintilla in un incendio californiano), mi dedico a letture e film scacciapensieri, vagamente leggeri, cercando di superare i momenti critici a piccoli passi. Inutile voler risolvere la faccenda in un sol colpo, il mostro del giorno dopo si uccide lentamente.

Detto questo, tra le ricette che più mi convincono c’è quella di reintrodurre nell’organismo una piccola quantità del veleno che ci sta uccidento. Ancora un po’ d’alcool, insomma, col quale conviene da subito fare pace. Il cicchetto del giorno dopo è il mio metodo, con preferenza assoluta per una modesta quantità di birra o un bloody mary fatto a regola d’arte (quest’ultimo ha salvato il mio personale 1 gennaio 2011).
Gli scienziati, i salutisti e gli inguaribili ottimisti, invece, vi suggeriranno di bere molta acqua. Non dico no, tutto fa brodo alla fine, però io preferisco prendere il toro per le corna (altra cosa è un bel bagno, magari al mare, che risulta invece un delizioso toccasana).
Tornando al libro del nostro amico, la parte più divertente è quella in cui vengono affrontate tutte le diverse categorie di doposbronza. Leggerle, evidenziando quelle di appartenenza, è un altro metodo per passare il day after in maniera spensierata. I diversi effetti sono divisi in classi e sottoclassi. Tra le prime ci sono i postumi devastanti e quelli folli, i trogloditi e i poltergeist, i libidinosi, gli acefali, i déjà vu, i filantropici, i consumisti, gli invisibili, i creativi, gli ingordi, gli avventurosi, gli atermici, gli agorafobici e i claustrofobici, i deprimenti, gli scatologici, gli etilici, i malpensanti, i maldestri, i burloni, gli attaccabrighe, i sentimentalisti, i contemplativi, i mistici e così via, fino addirittura a quelli mortali.
Confesso di soffrire molto di postumi consumistici: è in alcuni di questi giorni che ho fatto gli acquisti più assurdi della mia vita, alcuni dei quali responsabili, ad oggi, delle mie pessime finanze. Non disdegno i postumi libidinosi, indipendentemente dal concretizzarsi o meno della faccenda, né quelli burloni, sentimanetalistici o contempaltivi. Rifuggo gli attaccabrighe e cado spessissimo nei maldestri.
Chiudo, prendendo a prestito la dedica di Juan Bas, con una frase rivolta a tutti coloro che si trovano incidentalmente sulla strada di un tizio che viene da una serata di bagordi, ingnaro di avere a che fare con una realtà immaginifica e solo apparentemente umana: dedico questo post “a tutti gli uomini, le donne, i bambini, gli animali, le piante, gli arredi urbani, le infrastrutture e gli edifici che hanno sopportato i miei postumi della sbornia, con massima vergogna, sincera gratitudine e profonda commiserazione“.
PS: questo post è stato scritto sotto gli effetti dei postumi di una sbronza

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