Fabrizio Moltard e il poker di Champagne

Fabrizio Moltard è una persona perbene, e di questi tempi potrei fermarmi qui. Oltre a questo è sensibile, competente, appassionato di vino nella maniera più autentica e genuina.

Doti che riverbera nel suo lavoro di enologo, il che ne fa un professionista serio, rispettoso dei territori, dei vini e delle persone con cui si confronta.
Come se non bastasse è un tipo generoso, vive in un angolo di paradiso della costa Toscana, dove il clima mite permette di coltivare a terra limoni ed aranci, che crescono rigogliosi nel giardino di casa sua, ed ha i contatti giusti con i pescatori della zona. Mettete insieme tutte queste cose ditemi come si fa a non accettare un suo invito a pranzo.

L’ultimo è stato splendido, e mi ha permesso di rimettere il naso su alcuni grandissimi Champagne, della (giustamente) celebrata annata 1996. Ecco come è andata…

Billecart Salmon Grande Cuvée 1996
Il colore dorato brillante introduce a profumi compiuti, di una certa maturità generale. Una leggera sensazione di cereali lascia presto spazio a decise note di fiori gialli, sempre accompagnate da un bel timbro grigliato, di nocciola tostata, e cedro candito. Uno Champagne “pronto”, di bella evoluzione, morbido e saporito, solo leggermente ridondante per via una liqueur che si fa sentire decisa alla distanza. 89/100

Salon 1996
Bottiglia fortunatissima, addirittura superiore ad altre che mi era capitato di assaggiare, o forse in un momento particolarmente azzeccato. Appena versato tira fuori una leggera nota sulfurea, poi diventa subito freschissimo, i profumi di lime sono contornati da note marine, iodate, di scoglio. In bocca è una spada, un raggio laser, con una grana di superba finezza e una profondità mai fine a se stessa, capace di stimolare tutte le papille e anche qualcuna in più. Difficile immaginarlo più buono di così, gioventù e freschezza allo stato puro. 96/100


Pol Roger Winston Churchill 1996
All’inizio è polvere di gesso, poi fanno capolino nuance lievemente fumè (con un cenno di aringa, se la cosa non suonasse ridicola). E’ uno Champagne di materia e sostanza, di complessità e ricchezza, ma anche di una certa natura tridimensionale che non lo fa apparire mai pesante o fuori equilibrio. Più cremoso e “dolce” di Salon, ha grande acidità, anche se maggiormente fusa e dunque, forse, meno percepibile. Col passare del tempo escono accenni di lieve zabaione, pan brioche, tabacco da sigaro… Insomma, non tradisce la passione del personaggio cui è dedicato. 92/100

Krug 1996
Un monumento. E’ l’alter ego di Salon, uno Champagne per certi versi opposto a quello di Les Mesnil, eppure non me la sentirei di dire meno grande. Sulle prime è mela annurca, crosta di pane e piccoli frutti rossi, petali di rosa e fiori macerati, mentre in bocca mostra potenza e controllo, definizione ed eleganza. Soprattutto impressiona per quanta finezza esprime con una materia così ricca. Col passare dei minuti vira sul pepe bianco e il miele d’acacia, ma non cede di un millimetri sul piano dell’acidità. 95/100

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