Un vino soprannaturale

Ecco, io lo sapevo. Aspettavo solo il grande momento ed è arrivato. E così, nel valzer del vino più vero dell’altro, e di quello più vero del vero, del bioveganesimoanimista (“perchè io non zappo neanche la terra per paura di ferire i sassi, e sono anche contrario alla potatura della vite, causa dell’inaccettabile e crudele fenomeno del pianto”), ecco che i mostri non hanno tardato neanche un po’ ad uscire allo scoperto.

Benintesi, io sto dalla parte di chi lavora in maniera assennata, usando meno porcherie possibili sia in vigna che in cantina. Anzi, tanto per sgombrare il campo, sono sempre più attratto dai vini bio-qualcosa, capaci in molti casi di tirar fuori un non so che di coinvolgente, un quid di sapore e personalità che agli altri spesso manca.
Detto questo, evidentemente, qualcuno deve aver capito (!) una cosa: il “naturale” tira e, come cantava Jannacci, “l’importante è esagerare”. Appena ho visto il packaging di questo vino (nella foto in alto portato dagli alieni), mi è tornato in mente un commento di Gianpaolo Paglia in un vecchio post di Intravino sul tema. Se l’ultimo neurone non mi ha abbandonato, mi pare che Paglia ironizzasse su come si sarebbe certamente arrivati, in una sorta di irrefrenabile escalation, a definire certi vini sempre più naturali, fino a raggiungere ovviamente la categoria di “soprannaturale“.
Ed eccolo, allora, il mio primo vino (o meglio scatola di vino) soprannaturale. Almeno così a me è sembrato. Sul cartone c’è un impressionante condensato di termini sparati a casaccio, ma tutti apparteneti al vocabolario più eno-trendy del momento, accompagnati da riflessioni che neanche sotto mefedrone mi sarebbero venute in mente.
In rapida successione e a caratteri cubitali: MINERALE – VEGETALE – ANIMALE – UMANO – AGRICOLTURA BIODINAMICA – VIN DE GARAGE. E vai… Ma questo è niente in confronto al fatto che il vino non ha una sola annata ma due. C’è scritto vendemmia 2005/2006
Segue spiegazione: “credo non sia corretto attribuire un solo anno ad una bottiglia di vino (…). Così facendo si dimenticherebbe infatti almeno la metà del lavoro che le nostre viti, in comunione con l’ambiente, regolarmente svolgono nel corso dell’autunno e del riposo invernale. Tempi che cadono per i 2/3 dell’anno precedente a quello della vendemmia“.
Non so che ne pensate voi, per quel che mi riguarda non farà più visite in cantina senza gli agenti Mulder e Scully…

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