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Cuprese. Un verdicchio che ha tempo da perdere…

Se siete tra quelli che considerano l’autunno una stagione buona solo per grandi rossi ciccioni e alcolici, o peggio restate in attesa che arrivi il deblocage del novello per abbinarne qualche bicchiere alle castagne, la degustazione che sto per presentare non dovrebbere riscuotere un gran successo.
Venerdì prossimo (29 ottobre, ore 21,30), nell’incantevole Posta dei Donini di San Martino in Campo, a due passi da Perugia, avremo la fortuna di assaggiare uno dei bianchi italiani che, alla prova dei fatti, dimostrano spesso di prendersi gioco del tempo, mostrando un’icredibile capacità di invecchiare.
Tre annate di Verdicchio Classico Superiore Cuprese di Colonnara, nelle versioni 2009 (quella ora in commercio), 1999 e 1992 (a detta di molti uno dei bianchi italiani più sorprendenti).
L’idea mi è venuta visitando la cantina, e soprattutto vedendo che nel caveau aziendale c’è ancora qualche boccia datata (in alcuni casi ancora in vendita con apposito listino).
Un vino pedemontano, le cui uve di provenienza si trovano ad un’altezza che va dai 350 ai 500 metri sul mare e che il mare guardano dall’alto, su terreni di origine marina, con buona presenza di argilla e sabbia, nei comuni di Cupramontana, Maiolati e Staffolo.
Se siete curiosi, la serata ha un costo di 20 euro e sarà preceduta da un assaggio dello storico metodo classico della casa (prenotazioni via SMS al numero Tipicamente 3407866712). Per l’abbinamento con le castagne ci sarà tempo…

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