Domenica scorsa abbiamo festeggiato il compleanno di Fabio (uno che dice di avere quasi quarant’anni da un sacco di anni…) allo Scoglietto.
A tavola c’erano anche un bel po’ di marmocchi (compresi i già mitici gemelli Jury e Zeno Pracchia), fatto che insieme all’afa mi ha costretto ad esagerare un pò col vino*.
Mentre i poppanti se la spassavano con un cru biologico di Neolatte 1 noi ci siamo scolati qualche bottiglia di Bereche. Nonostante la mia passione per Champagne più classici e taglienti, devo dire che quando trovo delle bollicine così saporite e gourmand (non so bene che significhi questa parola ma mi riempie la bocca), capaci di aromi gradevolmente ossidativi di mela annurca e roccia e di un palato salato e sostanzioso, mi diverto da matti. Alla distanza rosicchia qualche punto e mette in difficoltà perfino il Neolatte.

Herzu 2008 – Ettore Germano. Un riesling di Langa sempre più teutonico e serio, che ormai ha davvero bisogno di poche presentazioni. L’abbinamento, in assonanza con la leggera tendenza dolce dei crudi di mare, strappa applausi anche ai bagnanti appostati sotto gli ombrelloni lungomare

Voerberg 2007 – Cantina di Terlano. L’annata attualmente in commercio di questo autentico grand cru di Pinot Bianco pare avere inserito la marcia giusta. Il vino è già leggibile ed espressivo, con un frutto aperto e goloso, ma per trovare anche i giochini minerali che vi piacciono tanto bisogna che lo aspettiate qualche minuto nel bicchere. Fatelo perchè ne vale la pena

Friulano Vecchia Vigna ai Clivi 2009. I profumi sono pietrosi e complessi. In bocca è materico e col sole che scalda rapidamnte il bicchiere si appesantisce un po’. Alla distanza esce anche una certa (curiosa) aromaticità. Comunque appagante

Vouvray Le Mont 2006 – Huet. Un fisicaccio che vince in scioltezza la mia personale gara di più bello della spiaggia. Impressiona per il colore vivido, luminoso, ti ammalia come le sirene di Ulisse con un delicatissimo canto di miele al rosmarino e ti rapisce per sempre con quella micidiale, doppia, mineralità marino-montanara, in cotinuo bilico tra alghe e licheni. E anche un po’ tra santi e falsi dei. In bocca il rischio di berlo senza pensare è forte, ma trattenetevi perchè è ancora meglio (al limite del sadomaso) farsi prendere a schiaffi da quella meravigliosa acidità di limone e pompelmo mai troppo amaro

Volnay Vieilles Vignes – Jean Marc Bouley 2006. Un rosso così, tanto perché tra i fumi dell’alcol ho pensato che il bollito di pesce con maionese fatta in casa meritava l’esperimento. Ma non avevo considerato i miei problemi con i villaggi di Volnay

E che vogliamo alzarci da tavola senza una bollicina finale? Larmandier Bernier Extra Brut. E poi giù a lamentarsi per l’acidità di stomaco…

* scherzo, io amo i bambini, è solo che non ho ancora capito come cucinarli…


