Il Denaro che fa la felicità

Scartabellando qua e la, ho ritrovato un vecchio articolo, scritto qualche anno fa per una rivista del vino. Il protagonista è Salvatore Denaro, un personaggio unico su cui si sono versati fiumi di inchiostro (di vino no, quello si beve, altrimenti Salva si incazza…).

Nonostante questo, il magico oste di foligno sostiene che è uno dei pezzi che meglio hanno fotografato il suo personaggio. Sebbene non mi fidi degli osti, e men che meno di questo, mi piace comunque pensare che un fondo di verità ci sia…


Ecco l’articolo, a voi il Denaro
Un baluardo contro l’omologazione del gusto, e non solo di quello. Salvatore Denaro, siciliano di nascita e umbro d’adozione, ideatore e patron dell’Enoiteca Il Bacco Felice di Foligno, è uno dei personaggi più straordinari e dissacranti del vino in Italia. “Del resto sono figlio d’arte – attacca Salvatore – nel senso che mio padre faceva il contadino. Poi, raggiunta la meritata pensione, decise di sbarcare il lunario in una delle tante osterie siciliane dell’epoca, le così dette cantine.
La mia anima è un po’ come la sua, divisa a metà tra l’oste e il contadino”. Un amore viscerale per la terra, per il ritmo delle stagioni, i sapori di un tempo che non c’è più, o quasi. “Il fatto è che stiamo buttando via un bagaglio culturale costruito in centinaia di anni, la storia e il sacrificio di milioni di persone. La vera innovazione, oggi, sta nella riscoperta delle tradizioni, di abitudini spesso scomparse per pigrizia, per i ritmi di lavoro forsennati di una società che corre, che non ha tempo neanche di prepararsi un pasto decente. E i problemi di salute legati a una cattiva alimentazione sono sotto gli occhi di tutti”.
Da qui i progetti per la riscoperta e la valorizzazione di razze autoctone come il pollo d’erba o il maiale nero, la proposta di verdure, cereali e legumi sempre freschissimi e provenienti direttamente dall’orto di casa. Esperienze rare che al Bacco Felice sono il cibo quotidiano. Aperto ormai da dodici anni, questo locale del centro di Foligno può dirsi, a ragione, la prima enoteca in Umbria ad aver proposto i propri vini in mescita, a prescindere dal valore delle bottiglie. Abbinate a un’offerta gastronomica sempre di qualità, ben lontana dal solito piatto di salumi e formaggi.

“Ma non chiamatelo wine bar – interrompe Salvatore – semmai preferisco vineria. Le mode e le tendenze non mi appartengono, mi sento lontano, per vocazione da alcuni locali improvvisati sorti negli ultimi anni a cavalcare un’onda che spesso, senza la necessaria professionalità, si è rivoltata contro”.
Eppure il legame con il vino è fortissimo e, malgrado le trasformazioni e gli aggiustamenti registrati negli anni, resta il filo conduttore di questa esperienza. “Ci mancherebbe altro, il vino è  parte integrante della mia vita. A sei anni mio padre mi mise in mano un paio di fobici da potatura e mi indicò la vigna più difficile. A dodici facevo il garzone di bottega in un piccolo alimentari e cominciai a fare collezione di bottiglie che nascondevo sotto il letto”. Al Bacco Felice dell’oste Denaro regna quell’ordinata confusione delle osterie di una volta, dove l’unico segna tempo è un orologio a pendolo fermo da anni o l’ultimo bicchiere della sera.
Le pareti, piene di scritte,  fotografie, dediche, indirizzi e numeri di telefono,  sono cariche di bottiglie, c’è sempre qualche cartone appena arrivato ancora da sistemare, un vino da assaggiare. Magari all’ora dell’aperitivo,  momento di ritrovo per gli amici storici come per gli avventori di un giorno, che quasi sempre diventano amici a loro volta. Qui si parla di tutto, dalla storia alla filosofia, dalla  politica al vino, inteso come momento di socializzazione e piacere, lontano dagli echi dell’ultimo premiato dalla guida di turno.  “Sempre più spesso – precisa Salvatore – acquisto etichette fuori dalle rotte abituali.
Vini buoni, scelti in base al prezzo, al rapporto di conoscenza e fiducia col produttore, alla sua filosofia aziendale. Vini che magari hanno respirato in botti grandi; quelli in barrique, specie se usata male, mi piacciono sempre meno”.  Provocazioni, come l’ultima proposta del locale: il vino sfuso. “Non il vino della casa – precisa – ma un vino fatto in casa. Prodotti che spesso stupiscono per qualità, fatti da vignaioli seri, con tutti i crismi.
Certo, non mi riferisco al vino del contadino di una volta ma a piccolissimi produttori che per abbattere i costi vendono il proprio vino in damigiana. Basta essere curiosi e cercare ”. Seduti in uno dei tavolini all’ingresso del locale, davanti a un piatto di prosciutto cotto al forno per dieci ore, accompagnato da fagiolini di Gradoli e  un bicchiere di vino sfuso, mi imbatto in una delle scritte alle pareti che più sintetizza l’esperienza di questo luogo un po’ folle e fuori dal tempo: chi dice che il “Denaro” non da la felicità, probabilmente non si riferisce a Salvatore. Salute.
Il Bacco Felice
Via Garibaldi, 73
Foligno (PG)
Tel. 0742 341019
Costo: da gratis a una trentina di euro
Orario: dalle 11, più o meno, fino all’ultimo bicchiere

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