Valigie volanti sul cielo di Leningrado

Se atterrando all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo (fu Leningrado) la vostra valigia avrà preferito rimanere a Francoforte o peggio a Firenze, non disperate; anzi cogliete al volo il suggerimento della collega russa: una bella cena per dimenticare la piccola disavventura.

Perché una volta arrivati in centro, l’umore cambia necessariamente, grazie alle luci, al colore azzurro-verdino dell’Hermitage, all’oro e ai colori sgargianti delle cupole delle chiese ortodosse, alla nave Aurora, al fiume Neva di Dostoevskij
Certo aver avuto degli stivali invece delle scarpe da ginnastica mi avrebbe aiutato nel destreggiarmi sui marciapiedi ghiacciati…Ma non si può avere tutto dalla vita e allora via col ristorante Palkin in Nevsky Prospekt.
Il Palkin è uno dei locali storici di San Pietroburgo, nato nel 1785, all’interno di un ex-casinò (e insisto sull’accento dell’ultima o). E’ tutto un crescendo di stucchi dorati, lampadari di cristallo, affreschi e sottopiatti in argento. Troppo?  Non direi. E’ quello che ti aspetti da un Restaurant de Luxe e già da come ti tolgono il cappotto (eh si, per fortuna l’avevo, e non era quello di Gogol) capisci la differenza.
Partono le danze e nella versione tradotta in inglese del menù non faccio a meno di notare l’impronta francese della carta (vini e pietanze). Ma per la mia prima cena russa in Russia non sia mai che rinunci alla più tradizionale delle bevande trasparenti: e quindi Vodka. Nello specifico 300 ml di Silver Diamond fredda al punto giusto, da dividerci in quattro. Così per iniziare, mi dicono. Spesso in questi casi occorre fidarsi di chi hai accanto e coccolarsi tra le parole di chi ti dice che tre bicchieri di vodka ammorbidiscono l’anima.
Il viaggio nella tradizione russa continua: blinis con caviale (rosso), panna acida, erba cipollina e un piatto di Borsch, zuppa di barbabietole rosse con bocconcini di manzo e l’immancabile panna acida.
Confesso che il calore della zuppa in contrasto con la vodka ghiacciata ha un bell’effetto in bocca.
Con il passare delle ore l’atmosfera diventa mano a mano (o meglio bicchiere dopo bicchiere) sempre più ovattata e forse anche la mia anima si è ammorbidita…
Di ritorno in hotel la mia valigia viaggiatrice era già in camera.

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