Anteprima Amarone 2006. Io c'ero ma…

Effettivamente ho saltato un pezzo. Col vino c’eravamo lasciati a Verona e subito dopo ho cominciato a raccontare le peripezie gastronomiche e per certi versi gastriche di Identità Golose. Possibile che questo tizio è a Verona durante l’Anteprima dell’Amarone 2006 e non ci va? E se ci va perché non lo dice?

E allora lo dico: ci sono stato e ho anche assaggiato tutti i vini però, che volete, sarà stata l’umidità, sono lontano dall’avere un quadro preciso delle cose e ho preferito tacere.
Allora, io sono uno di quelli che non si perde un’anteprima, che sostiene questi appuntamenti con tutte le forze, ecc, ecc…
Li ritengo utilissimi, non adatti a scrivere giudizi definitivi ma quantomeno buoni per farsi un’idea generale e cominciare ad abbozzare riflessioni sui singoli vini.  Un primo pezzettino da mettere in tasca per tentare di comporre il puzzle, se mi seguite.
Però stavolta non ce l’ho fatta e alla fine le quotazioni mi sono sembrate sballate, incongruenti, poco significative. Me ne assumo la responsabilità, certo, ma trovo anche che tutti quei “campioni da botte” (quasi la metà dei presenti) non abbiano facilitato il compito.  Sto dicendo che moltissimi Amarone non sono ancora in bottiglia al momento della degustazione, che vengono semplicemente presi dalla vasca apposta per l’evento e spediti.
A parte i problemi di amalgama che comporta il non aver conosciuto vetro, il rischio di ossidazioni (più o meno gravi, lo dico per esperienza) è davvero alto e infatti molti vini che in genere mi piacciono sono usciti strani, addirittura difettosi. Peccato, perché come detto l’occasione di un assaggio completo è ghiotta, ma per renderla anche utile ci vorrebbe maggior coordinamento. O una data diversa…

Capitolo a parte merita invece un vino che amo molto, di un’azienda fantastica: l’Amarone Campo dei Gigli della Tenuta Sant’Antonio. Un cru che non va certo per il sottile, ma a mio parere di quella categoria (rara!) che sa trovare equilibrio e classe in un quadro di grandiosa potenza, muscoli,  concentrazione,  legno nuovo e via dicendo.
Un vino che di solito non sbaglio e quasi sempre riconosco alla cieca, e che stavolta mi ha spiazzato (almeno assaggiandolo in batteria con gli altri): molto aggrovigliato su se stesso, segnato dal rovere e con tannino pesante, seppure pervaso da una grandiosa energia che però al momento pare incapace di liberarsi.
Allora dopo l’assaggio mi sono subito diretto verso il banco del produttore, per risentirlo con calma e confrontare le mie impressioni. E ho scoperto che questo 2006 andrà in commercio nel 2016, a dieci anni dalla vendemmia! Ma allora… se si ritiene questo rosso così indietro nel suo percorso perché farlo assaggiare, specie in mezzo agli altri che invece saranno a breve sullo scaffale?
Inoltre, ci fanno sepere che…
“Il 2009 è l’anno in cui i produttori hanno deciso di limitare la produzione dell’Amarone per governare il mercato. Fino al 2008 il successo dell’Amarone non ha conosciuto battute d’arresto, portando la produzione ad incrementi esponenziali, che in termini di milioni di kg di uve messe a riposo (è prodotto con il 100% di uve appassite) è passata dagli 11,7 del 2000 ai 29,8 del 2008, pari a circa 12 milioni di bottiglie. Un segnale di flessione, peraltro rientrato successivamente, c’è stato nei primi mesi del 2009.
Inoltre è stato per l’Amarone anche l’anno dalla “G” – sottolinea Luca Sartori, presidente del Consorzio – G come “Grande” per i risultati ottenuti, G come “Gravoso” per l’impegno che ha richiesto, G da aggiungere finalmente alla DOC e, infine, G come “Grazie” al Consiglio di Amministrazione del Consorzio che ha lavorato molto e, soprattutto, mettendo sempre in secondo piano gli interessi personali”

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