I nomi delle barrique di Valgiano

Qualche giorno fa Saverio Petrilli, enologo della Tenuta di Valgiano di Lucca, mi ha chiesto una mano in cantina. Ora, in cantina vera e propria sono un disastro, troppo distratto e poco pratico.

Ma il mio aiuto consisteva nella pulizia delle barrique, operazione abbastanza semplice. Lui travasava il vino, dalle barrique alla vasca, e io le pulivo. Da ormai tanti anni, lavoro a intermittenza alla Tenuta di Valgiano che per me è ormai una seconda casa. L’ultima volta risale alla vendemmia scorsa.
A Valgiano durante quel periodo arriva gente da ogni dove, per lo più woofers che girano il mondo lavorando in agricoltura retribuiti con vitto e alloggio. Come avviene nella maggior parte delle aziende la vinificazione delle uve segue rigorose selezioni, vigneto per vigneto e addirittura, per la stessa varietà, parti di vigna raccolte in tempi diversi.
Ciò comporta una serie di microvinificazioni in tini di diversa capacità. La pigiatura delle uve avviene con i piedi, e colui, o  colei, che pesta l’uva ha diritto di affibbiare il nome al “suo” tino. Questo nome accompagnerà il mosto e poi il vino in tutti i suoi fantastici passaggi, ossia fermentazione, macerazione, pressature varie e assemblaggi. I miei tini quest’anno erano Mordecai (avevo appena finito di leggere il bellissimo La versione di Barney di Mordecai Richler) e Grey Underpants (secondo una woofers americana di New York le mutande grigie sono veramente down anzichè cool, però quelle avevo).

L’altro giorno, pulendo le barrique, ho rivisto molti di questi buffi nomi che mi riportavano agli splendidi momenti della vendemmia. Con l’idropulitrice cancellavo il gesso con cui erano scritti e in qualche modo celebravo il ricordo di tutti questi ragazzi che hanno contribuito alla realizzazione della vendemmia, chiudendo una fase fondamentale dell’anno vitivinicolo.
I loro nomi ora vivranno nelle bottiglie della vendemmia 2009. A pensarci bene uno dei valori del vino è la capacità di raccogliere le energie di tutte le persone che lo hanno realizzato contribuendo allo svolgimento di un’annata. Forse oltre quella alcolica, la fermentazione umana aggiunge al vino, l’unicità del coinvolgimento emotivo.
Tutte ‘ste belle cose pensavo immerso nella bambagia dei ricordi e delle suggestioni, quando ho sentito un sibilo vicino all’orecchio e un tappo di barrique colpire violentemente il muro di fronte. Mi sono girato e ho sentito Saverio, rotolando una Taransaud, che malediceva il giorno in cui aveva pensato di chiamarmi, vedendo una stuola di botti, tutte, ancora, da pulire

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