Salus per aquam. E per vinum

Tra le inenarrabili fatiche  del nostro lavoro, oltre a snervanti degustazioni di grandi vini e assaggi ripetuti di prelibatezze culinarie di ogno genere, ci sta che si debba essere sottoposti a lunghi trattamenti benessere, magari in qualche località termale. E’ un duro compito, lo so, ma qualcuno lo deve pur fare.

Qualche giorno fa ad esempio, sono stato praticamente costretto a “testare” l’intero precorso delle Terme Sensioriali di Chianciano, all’interno del Parco Acquasanta (nome che mi stava quasi convincendo a rinunciare). Se non ci siete mai stati, fateci un pensierino.
Le Terme Sensoriali sono un raggio laser che squarcia il grigiore tristemente retrò della cittadina toscana, che ha ormai perso la sua immagine trendy dai tempi in cui i jukebox intonavano a ripetizione sapore di sale.
Hanno architettura moderna e originale, filosofia ayurvedica e comfort, percosi differenziati e tematci attraverso i cinque elementi, declinati in 20 diversi trattamenti da combinare a seconda dell’itinerario scelto: aromaterapia, bagno turco, calidarium, camminata nel fiume, cromoterapia, musicoterapia, docce di contrasto e sensoriali, grotta della fonte, ice crash, melmarium, nebbie fredde, piramide energetica, sauna etrusca e finlandese, vasca relax, salina e sensoriale, stanza del silenzio interiore.
Tre ore di autentico relax e tanta, tanta acqua. Troppa, per uno che si sveglia con un tasso alcolico già sopra il limite dello 0,5. Niente paura, ho pensato, Montepulciano è a un tiro di schippo e qualche anima pia col fiasco in mano la incontro di sicuro. Per non sbagliare mi dirigo verso Cervognano, uno dei luoghi più vocati del poliziano, praticamente una sorta di Grand Cru per il Vino Nobile.

Si trova qui la cantina Boscarelli, una delle più affascinanti del comprensiorio, come è di queste parti Le Bèrne, realtà emergente che per eleganza e artigianalità ha davvero poco da invidiare a chicchessia.
Realtà piccola (meno di 40 mila bocce l’anno), condotta dalla famiglia Natalini, e filosofia semplice: botti grandi mixate a qualche barrique, sangiovese quasi in purezza per il Nobile (sembra che nel blend ci siano anche due grappoli di colorino) e vini che si distendono con rilassata e naturale finezza, sempre nel segno di un grande e appagante sapore.
Il suo 2006 è il mio personale Vino Nobile dell’anno, di grandiosa bevibilità ma anche aromaticamente complesso, succoso e profondo.
Andrea Natalini (nella foto, proprio con la bottiglia in questione), mi ha poi regalato un’anteprima dell’anteprima (parole sue) del Nobile Riserva 2006. L’ho già stappato, e mi ha dato l’impressione di un vino splendido, certo più ricco e strutturato del semplice annata, e proprio per questo ancora alla ricerca di una piena e compiuta definizione. C’è ancora tempo, c’è ancora bisogno di bottiglia ma l’impressione è quella del cavallo di razza.
Almeno così mi è sembrato, ma dopo tutta quell’acqua sarà bene concedersi una controprova…

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