La dea Cerere, le origini della birra e la guerra di Troia

Ivo Picchiarelli è un personaggio straordinario. Storico, filosofo, docente di cultura dell’alimentazione e profondo conoscitore delle più autentiche tradizioni gastronomiche dei territori italiani, è tutt’altro che un serioso accademico.

Rigoroso ma godereccio, ama profondamente tutto ciò che sottende la cultura e la storia del cibo e delle bevande di un popolo. Convinto, come lo sono io, che sia quella una chiave di lettura privilegiata per conoscerlo in profondità
Pubblico volentieri una sua appetitosa riflessione

“La birra, come testimonia la francese cervoise e la spagnola cerveza, è fatta coi cereali sacri a Cerere e non a caso una nota birra danese si chiama, appunto, Ceres.
E’ questa la dea della crescita e della creazione. Secondo Servio Ceres a creando dicta, ovvero il nome di Cerere viene dal verbo creare e crescere come anche la nostra crescia e le ternane ceriole. Dal diventar maggiore è anche chiamata Maia. Da questa dea mutua il nome il mese di Maggio e la maiala che le veniva sacrificata, tant’è che la porca praecidanea, ovvero di prima del taglio delle messi, era l’offerta solenne a Cerere dalla quale è giunta fino a noi la tradizione della porchetta arrosto, come cibo che contraddistingue in particolare maggio ma anche il periodo del raccolto dei cereali.
Antichissimo in Italia è l’uso della porchetta alla quale era affidato il compito di consacrare festeggiamenti e di sancire con un banchetto gli accordi stabiliti tra privati e tra popoli. Virgilio diceva che nell’antichità caesa iungebant foedera porca.
Questa, nella Roma antica veniva farcita, però, non solo coi fegatelli come oggi ma anche con tordi ed uova sode. Era altrimenti detta porcus troianus perché il suo ventre era ripieno di uccelli e recagli come quello del cavallo di Troia era imbottito di Greci e da ciò è derivato il termine italiano “troia” quale sinonimo di scrofa”.
Ivo Picchiarelli

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