Voglio anch’io la tessera dell’APSCP - Associazione Primi Scopritori di Ciro Picariello
La foto che vedete qui sopra documenta il primo raduno nazionale dell’APSCP (Associazione Primi Scopritori di Ciro Picariello), potente gruppo che riunisce tutti i giornalisti, assaggiatori, blogger, forumisti, appassionati e portatori sani di alcolismo universalmente conosciuti per aver parlato o scritto, rigorosamente in anticipo sul resto del mondo, di quella che è oggi una delle più apprezzate realtà irpine.
La nostra domanda di ammissione si è purtroppo arenata non appena si è accertato che la prima visita in cantina è stata da noi effettuata solo nel novembre del 2005, addirittura a più di un anno dalla prima vendemmia destinata all’imbottigliamento. E come se non bastasse, a nostro carico c’è anche il non poter dimostrare di aver mai pronunciato la fondamentale frase: “Non è Marsella il grande produttore di Summonte, non dirmi che non conosci Ciro Picariello!”.
Le rigide regole stabilite dall’APSCP impediscono ai non soci di raccontare cose, ovviamente tardive, sull’attività e i vini picarelliani. Per fortuna, però, il nostro cazzutissimo ufficio legale è riuscito in queste ore ad ottenere una deroga che ci consente, in via del tutto eccezionale, di condividere rapidamente (abbiamo solo 4 minuti e 40 di orologio) le nostre impressioni su una recente verticale di Fiano di Avellino improvvisata a casa del produttore.
Ora, in passato mi è capitato di considerare perlomeno tristi gli strombazzamenti di verticali aziendali organizzate per vini alla seconda annata di produzione. E’ come se, prendo in prestito da Lello, un cantante uscisse col suo greatest hits dopo un solo disco… Qui, però, la faccenda era diversa: primo, perché sei millesimi da schierare (e un settimo in gestazione) non sono ancora un fatto frequente in provincia di Avellino; secondo, perché parliamo di una famiglia e di una cantina che, a dl là dei gusti e delle preferenze personali, merita il proprio posto fra le 5-10 realtà irpine su cui si può puntare senza tentennamenti, nonostante la gioventù.

Fiano di Avellino ‘04
100% uve di Summonte, solo acciaio. Inizia qui l’avventura di Ciro Picariello come vinificatore, dopo anni di vignaiolo-conferitore. Uno dei bianchi irpini 2004 più in forma tra quelli testati recentemente, ha un profilo minerale-riduttivo che fa tanto, ma proprio parecchio, Chablis: cenni affumicati, burro d’alpeggio, erbe aromatiche, bocca sottile e salina, ravvivata da tanta pulsante acidità, perfino troppa, in un finale a cui manca solo un pizzico di grazia e allungo.
Fiano di Avellino ‘05
100 % Summonte, solo acciaio. Non c’è una persona con cui mi sono trovato ad assaggiare questo 2005 che non abbia esclamato “sembra un riesling”. Di quelli buoni, tra l’altro, perché i timbri idrocarburici sono netti ma sfumati rispetto ad un frutto polposo di pesca gialla e mango, timo secco e lime, con un tocco quasi botrytico di zafferano. Più affilato che largo, più verticale che orizzontale, lo amiamo dall’inizio alla fine e ce ne freghiamo di qualche rusticità della progressione.
Fiano di Avellino ‘06
70% Summonte, 30% Montefredane, solo acciaio. Qui invece si pensa e si dice fiano, solo fiano, nient’altro che fiano. Di montagna, senza esitazioni, per la nettezza delle erbe di campo, la granita al limone, il muschio, che con l’affinamento sta passando il testimone ad un’impronta di iodio e malto. E’ solo un surplus di spalla e multidimensionalità a mancare nel finale, per il resto è uno splendido 2006 di nerbo e sapore, con tanti anni davanti a sé.
Fiano di Avellino ‘07
70% Summonte, 30% Montefredane, solo acciaio. Quella che è probabilmente la versione preferita da Ciro in questo momento, è invece meno nelle nostre corde. Niente da dire sul naso, decisamente tonico rispetto a quello che ci si può aspettare da un’annata calda, ma lo sviluppo del sorso si rivela a nostro avviso meno “elettrico” e dinamico delle migliori riuscite.
Fiano di Avellino ‘08
50% da vigne di Summonte, 50% da vigne di Montefredane. L’aspetto più intrigante dei vini di Ciro Picariello è la loro capacità di essere estremamente riconoscibili e allo stesso tempo molto personali nella declinazione delle diverse annate, ognuna con un timbro originale, tutto suo, che a volte finisce per dividere. Il 2008 sembra invece fatto apposta per mettere tutti d’accordo: era un fuoriclasse già sottoforma di mosto, da vino non ha tradito per quel suo naso ancora per molti versi primario ma allo stesso tempo intriso di ampiezza e vera mineralità. Grazie ad una bocca essenziale ma solida, con uno scheletro di freschezza che non diventa mai lama fine a sé stessa e apporta energia all’incedere salato del sorso.
Fiano di Avellino ‘09
50% da vigne di Summonte, 50% da vigne di Montefredane. Famo a capisse, direbbero a Roma: se lo inquadriamo in orizzontale con gli altri Fiano di un’annata non semplice per la tipologia, è sicuramente un gran bel 2009, probabilmente tra i migliori; se invece, per quanto complicato, proviamo a ragionare in assoluto (o magari in rapporto al vicino 2008), è un bicchiere che rivela i suoi limiti in termini di energia e profondità. Il naso è già bello, ma anche più aperto ed “avanti” del solito, l’attacco al palato è nervoso e saporito, con un calando di spalla e tensione nella seconda parte.
ps per la serie coincidenze cosmiche virtuose, vi segnalo il bel pezzo sul Fiano 2008 di Picariello pubblicato praticamente in contemporanea da Alessandro Morichetti su Intravino
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Tags: alessandro morichetti, Ciro Picariello, Fiano di Avelllino, intravino, verticale fiano di avellino, vini bianchi da invecchiamento, vini bianchi italiani, vini campania, Vini irpini
Categorie: Bere, Campania, In primo piano
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Commenti
Non sempre l’importante è partecipare a volte è sostanziale essere primi!!!
Ma voi giocavate in casa rispetto agli altri scopritori di produttori, scrittori di 2/3/4 guide e organizzatori di fanta-verticali.
Complimenti, la classe non è acqua.
Caro Claudio, se non si fosse capito (è da un po’ che insisto su questo punto), considero il concetto stesso di “scoperta” nel mondo del vino (e correlate autodichiarazioni di primogenitura) un’enorme boiata. Perché c’è sempre qualcosa o qualcuno che crea un link con il nuovo vino che vai ad assaggiare o il nuovo produttore che vai a visitare. Perché nessuno va in giro per le campagne a casaccio a cercare la novità come si cercano i funghi e c’è sempre una dritta, un’occasione, una coincidenza, un passaparola scatenante. Perché quando ci si lascia prendere da questa “smania” si finisce per mettersi al di sopra dei temi, vini, produttori che si dice di voler far conoscere e valorizzare.
La scrittura e il racconto dovrebbero essere un servizio prima di tutto, ma qualche volta sembrano diventare il fine, piuttosto che il mezzo, per dire: ehi, esisto e ci capisco… Io perlomeno la vedo così. :-))
Condivido in toto, ma sai bene meglio di me, tu sei un professionista del settore che molti vivono per auto-affermarsi ed essere auto-referenziali a volte anche fingendo di non farlo quando poi e di uno sputt…incredibile.
Un pò come il tormentone di Pippo Baudo: “l’ho scoperto ioooooooooooooo!!!”
Un abbraccio.
Hai ragione Claudio, un certo grado di autoreferenzialità ce lo portiamo sempre dietro, consciamente o meno, e io non ne sono certo immune. Però ci sono tante gradazioni di colore tra il vezzo che magari rinforza l’autostima e la sistematica declamazione di tutti i punti e le virgole messe su un determinato argomento, usata più “contro” che “pro”.
un abbraccio a te, non ti ho ancora fatto i complimenti per l’agguerrito gruppo che hai messo su su Facebook: Eno-amici di bevute, higly recommended! Giusto, Karen? :-))
Tra l’altro questo vale per chi è giovane. Quando si ha la mia età, ossia più di vent’anni rispetto a te, diro questo l’ho scoperto prima io significa dire: hey, dove ho messo il bastone?:-)
Questo Piacariello crea sempre notizia. Pensa, Paolo, che da quando è distribuito dalla ormai celeberrima CdP ( uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuaaaaaaaaaauuuuuuuuu), un’enoteca di Lucca ha voluto l’esclusiva. Quindi nessun altro esercente, ristoratore, enotecario, rigattiere, pizzicagnolo, ciabattino, modista, può accedere al Nostro. Che palle. Share the wine, please !!!!!!!!!
E’ veramente piacevole vedere dei commenti al post dove emerge tutta la voglia e la passione senza prendersi troppo sul serio (Lello è troppo sottile, ma anche gli altri del gruppo non scherzano)!
@Luciano :-), ma non penso che sei così “evoluto” nonostante i 20 anni in più, almeno per lo spirito goliardico che di accompagna!
ps Paolo, attendo l’invito per una masson-night in Avellino, quanto meno per diventare socio sostenitore dell’APSCP!
by the way,paolo…forse ho bisogno un aiuto…devo organizzare un verticale per un incontro con il APSCP- north american chapter…ci sentiamo
Grande Paolo, bel bel bel post.
Magari avessi avuto la capacità di “giocare” sul web prima, forse mi sarei guadagnato quantomeno una pre-selezione per l’APSCP. Tant’è che chi s’accontenta (di bere), gode lo stesso, ed io ho goduto; mentre chi altri s’accapiglia…
Definitiva è l’affermazione di Paolo: “la ’scoperta’ nel mondo del vino (e correlate autodichiarazioni di primogenitura) un’enorme boiata”. Perfetto. Io vedo invece un sacco di gente che sgomita per dire “lo ho capito prima io”. La parola magica è: sovranità. Mi piace l’atmosfera ironica di questo post: fresca, non acida.2) E’ che fa un tempo cane, il cappellino ci vuole. Tiene in caldo le idee per fare grandi vini come questi qui. ps: Anche io dalle parti della colonna, quella con il fiore rosso sulla giacca.
[...] Trovo un pezzo esaltante su Intravino, di Alessandro Morichetti, e subito dopo un articolo di Paolo De Cristofaro. Incuriosito, decido di andarlo a trovare. Mi accompagna Riccardo, amico e consigliere spirituale [...]
[...] I find an enthusiastic piece in Intravino, by Alessandro Morichetti, and soon after an article by Paolo De Cristofaro. Intrigued, I decide to go and pay a visit. I am in the company of Riccardo, friend and spiritual [...]





Due cose:
1) Io sono quello a destra appoggiato alla colonna.
2) Ultimamente i cappellini di lana sono di gran moda tra i vignaioli Irpini. Anche se, Ciro, la Nike è troppo multinazionale…