Damiano Donati, io ci scommetto

La Tenuta di Valgiano è un posto che ogni appassionato di vino dovrebbe vistare, cosa che diventa un vero e proprio obbligo morale per tutti quelli che hanno scritto o pronunciato, anche solo per sbaglio e chiedendo prontamente scusa, la parola biodinamica.

Bene, se siete arrivati qui ci siete cascati, cari enomaniaci erranti (nel senso di girovaghi, ma anche no…): l’attacco di questo post altro non è che un geniale trabocchetto per inchiodare voi monotematici allo schermo, visto che l’argomento di giornata non è il vino. Fregati.
Il vaneggiamento quotidiano riguarda l’esaltazione di un ristorante più o meno nuovo (vabbè rinnovato) dalle parti delle Colline Lucchesi (e dunque di Valgiano, misero collegamento per elemosinare due lettori in più), e soprattutto di un cuoco giovanissimo di cui, sono convinto, sentiremo parlare molto in futuro (e qui autorizzo l’interessato ai più volgari gesti scaramantici, visto che il sottoscritto non azzecca un pronostico dal ’96).

Il posto si chiama Serendepico (grazie Fabio per avermici portato!), posizionato nel verde e molto gradevole negli arredi, dominati invece dal bianco; il titolare dei fornelli è Damiano Donati, appena ventiquattro anni di energia, idee, tecnica e sensibilità, mentre il resto dello staff comprende la brillante sommelier (termine riduttivo) Chiara Bertoneri, e il patron Alessandro Ciomei.
Difficile riassumere lo stile di Damiano, anche perché ancora in divenire (per fortuna…), al centro di riflessioni, snodi, incroci, ma già formato in una spina dorsale originale, solida, comunicativa. A tratti giocosa (e qui, forse, si vede il trascorso da Alajmo), poi improvvisamente seria (come nella maniacale preparazione del pane, che senza tanti giri di parole vale il viaggio), in un balletto continuo tra il territorio di riferimento e il mondo (spezie e sapori d’Oriente a go go), tanto per non creare steccati troppo angusti.
Via al valzer delle portate, dunque, e vediamo se vi faccio venire la voglia di farci un salto, Valgiano o non Valgiano…

Lingua, radicchio tardivo, mela e salsa verde. Una variante, visto che il piatto che troverete in carta è fatto di solito con la guacia di vitello.

Spaghettone Benedetto Cavalieri, aglio, olio, peperoncino, su zuppa di pesce al nero. Perfetto nella cottura,  nel gioco dei sapori e nella “cremosa” consistenza, una volta mescolato “il nero” con il resto…

Risotto carnaroli, zafferano, capperi e anice stellato. Piatto gioioso fin dalla presentazione e goloso, con la cottura del riso ancora impeccabile.

Gamberi rossi in guazzetto di curry rosso, cime di rapa spadellate, riso fritto al cardamomo. Per me uno dei piatti dela serata: mix di eleganza speziata, reminiscenze orientali (anche nel gioco che, mescolando il riso e le cime di rapa con il guazzetto ne fa una sorta di zuppa). sapore e leggerezza.

Baccalà nel vetro alla Mediterranea, patate alla curcuma.

Dessert 1… Tra la preistoria e lo spazio…

Dessert 2… Forza agrumata…
PS: Non ho le foto ma tra i piatti della serata vanno inseriti di diritto il “Mars”… Foie Gras e albicocche con insalatina di cavolo cappuccio; e il Maialino da latte su salsa alla carbonara e spinaci saltati (semplicemente meraviglioso). Da sottolineare il menu degustazione a 45 euro

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