Ciro Picariello, Fiano di Avellino 2008: il bianco che tutti i fanta-allenatori vorrebbero

Con l’avvicinarsi degli “anta” (e relativi annessi e connessi), le mie speranze di cantare l’inno di Mameli su un podio bardato d’oro si riducono a lumicino. A meno che non venga accolta la proposta di inserire nel programma olimpico la nuova disciplina del sing and play by myself.

Inutile indugiare in false modestie: sono un vero campione nel cantarsela e suonarsela. Me ne rendo conto ogni volta che provo a discutere con qualche mio alter ego londinese o parigino, berlinese o newyorkese. Quando me ne esco con dichiarazioni del tipo «la Campania, con l’Irpinia in testa, è uno dei tre grandi terroir del mondo per i vini bianchi» e li vedo immediatamente scompisciarsi e darsi di gomito, per la serie quanti danni ha fatto da voi il buon Basaglia.
A quel punto nove su dieci scatta la sfida modello Fantacalcio. Gli dico: «porta dieci bianchi a tua scelta e organizziamo dei match race con altrettanti miei conterranei personalmente selezionati». La rosa è ampia e cerco di farla ruotare anche in funzione del tipo di appassionato che ho di fronte, ma – come sa ogni fanta-allenatore che si rispetti – sono fondamentali dei titolari inamovibili, su cui poter contare in ogni momento.
Tra questi ci metto sicuramente il Fiano di Avellino 2008 di Ciro Picariello. Che sia un vino magnifico è stato detto, ridetto, stradetto (link), ma io me ne frego e lo dico di nuovo. Perché quello che è scontato per noi, appunto, suona ancora come una stranezza per buona parte del globo bevente. Ben vengano allora scoperte dell’acqua calda e conferme come queste: l’ultimo riassaggio si è dimostrato pienamente all’altezza delle aspettative e dei ricordi, aggiungendo qualche tassello inedito come solo i veri fuoriclasse sanno fare.
Credo che resterà ancora a lungo pedina strategica del mio fanta-centrocampo, con la sua sinfonia tutta primaverile di erbe di campo e prati umidi, con i tocchi di gesso e di lime, e un sottofondo terroso che non rammentavo così intenso. Solare, ma mai accaldato, gestisce il ritmo partita senza subirlo, illuminando il gioco sulle fasce con aperture ampie e saporose, per poi verticalizzare repentinamente sulla prima punta col tracciante diretto e acuminato.
Senza dubbio uno dei Fiano 2008 più tonici e prospettici (per altri blasonati del millesimo compare con maggiore frequenza qualche segno di evoluzione “precoce”): sciabolata morbida, ‘ccezionale, gol incredibile. E vi ricordo che per i prossimi tre anni la White Champions League è in esclusiva su Tipicamente Premium, gli incontri non saranno trasmessi dalla pay tv cartacea.

% Commenti (2)

Questa estate,allora,sono stato abbastanza fortunato con i fiano 08.
Oltre al mio penultimo picariello ho trovato un Don Chisciotte in ottima forma, anche se riservato agli amatori del genere, ma soprattutto un Cupo autentico top player europeo!

I 2008 in forma sono buonissimi e ancora giovanissimi, ma è un’annata dove stiamo notando una maggiore variabilità di performance, anche sullo stesso vino dello stesso lotto dello stesso cartone. Per restare al tuo esempio, Cupo ’08 può essere una grandissima boccia, ma ce ne sono alcune che escono più evolute. Idem Colli di Lapio, Rocca del Principe e Marsella, Picariello forse è quello che si è dimostrato più costante e affidabile finora.

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