
Il Collestefano* di Fabio e Silvia Marchionni rende l’idea della parte più verticale e salina del Verdicchio di Matelica.
Come di consueto è disponibile sullo scaffale a pochi mesi dall’ultima vendemmia e si libra nel tempo acquisendo negli anni quote aggiuntive di grazia gustativa e bellezza aromatica.
La storia del Collestefano è segnata da una crescita ponderata e costante. Dalle poche bottiglie del 1999, prima annata prodotta, gestita nel garage di casa, si arriva sino all’attuale tiratura che supera di poche migliaia la quota di centomila pezzi.
Quindici anni di articolata e trasparente trasformazione che vede acquisizione di nuovi vigneti, filari affittati da parenti e piccole partite di uve acquistate da amici fidati. In mezzo il passo più grande: la costruzione di una cantina che ha al centro il criterio della funzionalità e tutto lo spazio necessario per lavorare con serenità.
Diverse verticali hanno indagato sulla trasposizione nel tempo del Collestefano, chiarito di come l’annata incide in maniera significativa nelle sue sfumature più intime, sottolineato che la straordinaria agilità gustativa non è una mera commistione tra alcolicità contenuta e alta acidità bensì la capacità di restituire l’identità del proprio terroir.

Incrociando impressioni personali, esperienze di degustatori che ne seguono le vicende da anni e descrizioni di verticali raccontate in rete in consessi di appassionati, i risultati hanno una risposta omogenea. Quasi tutti concordano nel mettere all’apice la “non replicabile” bellezza naïf della 2002. Altri azzardano l’ipotesi d’un podio condiviso affiancandole la 2006, tridimensionale e multicolor, d’inscalfibile compiutezza. Più rari, ma agguerriti, i sostenitori della 2004, infatuati della solida tempra acida e da scintillanti rimandi agrumati. Non meno valido, ancora tutto in divenire, un trio di millesimi da avere assolutamente in cantina: il 2008 è uscito dal timido guscio in cui si è nascosto nei primi anni di vita e oggi testimoniamo la forma splendida e l’inusitata ricchezza gustativa; il 2010 ha la grande annata alle spalle che gli ha forgiato uno scheletro acido solidissimo e un sapore profondo, capacità pronte a sfidare i decenni; un 2012 quasi miracoloso per come riesce a fondere un naso tra sassi, biancospino e zeste d’agrumi in una beva irresistibile.
Sotto al livello di galleggiamento dell’eccellenza si barcamenano diverse versioni: una 2003 matura e placida, una 2005 nata fragile come cristallo e mai consolidatasi nel vetro, una 2007 sopravvalutata nella sua precoce e immobile (in)espressività, una 2009 normale, ottima da bere ma senza le vibrazioni delle migliori e, per chiudere, una 2011 larga, placida, priva completamente di quella freschezza malica che riga il palato e inietta sale ai bordi della lingua; vale a dire priva della vera cifra stilistica aziendale.
Questa breve sintesi non ha il dono della completezza: per regioni legate alla disponibilità quasi nulla in origine e alla sostanziale irreperibilità abbiamo volutamente omesso le prime tre annate, vale a dire 1999, 2000 e 2001.
Un dato balza agli occhi. Le annate migliori sono tutte annate pari. Le trascurabili o – per meglio dire – le meno interessanti sono dispari.
Sabato 1 Marzo 2014 abbiamo assaggiato il Collestefano 2013, il nuovo arrivato.
Figlio di una vendemmia irregolare, tendenzialmente fresca e certamente tardiva, ha sviluppato un accumulo di zuccheri perfetto mantenendo al contempo un carico mirabolante di acido tartarico, malico e citrico.
Il naso è freschissimo, ancora intrappolato nella morsa ‘secondaria’ del lievito ma preciso nel restituire sensazioni di mela verde, biancospino e mandorla fresca.
La bocca ha un nerbo acido rigoroso, algido eppur capace di tramutarsi in sapidità preponderante. Il finale, luminoso e indomito, lascia in dono un’impronta salina che lascia esterrefatti.
Il pensiero corre alla 2002 per la sua drittezza malica ma questo 2013 ha su un po’ più di struttura. Un lampo suggerisce 2004, ma con meno mordente di quanto ne aveva la citata all’epoca.
No, non la 2006, imparagonabile proprio nell’architettura strutturale.
Di fondo, aldilà di similitudini che fanno il paio con quelle dei parenti avvinghiati intorno al pargolo nel tentativo di intuirne la somiglianza con i genitori e avi assortiti, ci pare di poter dire che questo 2013, sin dai primi vagiti, abbia soprattutto una caratteristica: la tempra e il talento per sfatare la maledizione dell’anno dispari.
Collestefano
Loc. Colle Stefano, 3
Castelraimondo (MC)
Tel. 0736.640439
www.collestefano.com
info@collestefano.com

