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[Dai Social] Le Cinciole | Petresco 2020


Avevo ancora i capelli biondi lunghi, tra Kurt Cobain, River Phoenix, Robert Plant e Nino D’Angelo, l’ultima volta che ho bevuto un vino de Le Cinciole meno che buonissimo.

E questo non fa eccezione: ampio, fitto, irradiante, il vino importante che guarda il sole dall’alto di un’ariosa collina interna, con qualche accento terroso-speziato-olivoso ad evocare certi Cornas per cui litigano oggi collezionisti e fratelli Gallagher.
Davvero vendemmia di grazia, la 2020, per la cantina della famiglia Orsini-Viganò. Ognuno scelga quel che gli pare tra Chianti Classico Annata, Gran Selezione Aluigi Campo ai Peri e l’IGT Petresco (che potrebbe tornare a vestirsi col Gallo Nero, noi facciamo il tifo): si casca parecchio bene in ogni caso.

Non poteva esserci vino e cantina migliore per accompagnare la messa in onda su Canale 5 di Circo Max (Pezzali), l’evento degli eventi dello scorso inverno che celebra finalmente uno dei più grandi saggisti antropologi boreali occidentali dell’ultimo secolo, come sostiene giustamente una cara e stimata amica accademica che un giorno riuscirà – lo so – a trasformare gli 883 in materia universitaria.

Colui che è riuscito ad unire la periferia provinciale analogica a quel che restava del sogno digitale americano, la Padania pre leghista al Midwest pre trumpiano e all’utopia clintoniana, sostituendo la DeLorean con una Fiat Tipo e il Big Mac con un Camogli che sa farsi anche burrito, empanadas e kebab.

Grazie mille di esistere, Max, e noi con te.

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