Scroll Top

[Dai Social] Raìna | Campo di Colonnello 2021


Ricchezza-punto di forza o confusione-punto di debolezza: chi bazzica le terre del Trebbiano Spoletino si sarà fatto la sua idea sull’estrema eterogeneità del panorama stilistico. Ne abbiamo chiacchierato tante volte: ci sono almeno 3-4 macro-scuole interpretative e conta più che altrove conoscere preventivamente il produttore per inquadrare il tipo di bianco che stiamo per bere. Che potrebbe assomigliare a un semi aromatico di area germanica, come a un autoctono adriatico-appenninico, con tutto quanto c’è nel mezzo.

Ad ogni modo, sono contento che nel mazzo di carte ci sia anche il Campo di Colonnello di Francesco Mariani aka Raìna (in questo caso 2021). Non solo per quello che aggiunge alla lettura della varietà umbro-italica, ma perché è un vino ideale per confortare le convinzioni di noi extraparlamentari di centro.
A spingere sulla volatile spinge, la mela assolata che si fa quasi cotognata e distillato ce l’ha, tannico è tannico: insomma, i suoi limiti-difetti formali li espone in bella vista, non dico il contrario. Eppure è esattamente il vino di cui si sente il bisogno in tante sere feriali disegnate da cene improvvisate. Eppure è un bianco fluido e saporito, facilissimo e piacevolissimo da bere.

Non è la regola, tutt’altro, ma per quanto mi riguarda è proprio uno dei giochi più divertenti: andare a caccia di questi vini “trapezisti”, che riescono a starci con disinvoltura, sospesi su quel filo sottilissimo che separa fuori pista e derapata controllata, alzata di ciglio del nasista-grammaticalista e godimento del pancista-saporista, fatti apposta per far litigare anabattisti e controriformisti, mentre noi ce la ridiamo sotto i baffi.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.