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Verticale Chianti Classico Val delle Corti 1999-2019

1. apertura

«Robertooo…».

Non avremo il fascino di Sophia Loren e gli abbracci sono un po’ meno stringenti di quelli dell’attrice con Benigni, sul palco degli Oscar, ma gli incontri con Roberto Bianchi non mancano mai di entusiasmo e di un certo affetto.
Pochi formalismi e protocolli ridotti all’osso, per quello che è uno dei vignaioli con cui ci sentiamo maggiormente in empatia, non solo per questioni legate al vino. Certo, i bicchieri aiutano: per come la vediamo noi, Val delle Corti è tra i progetti più entusiasmanti del Chianti Classico e rappresenta uno dei vertici del fortunato territorio di Radda.
Una posizione occupata con merito e consolidata gradualmente in quasi mezzo secolo di attività: papà Giorgio acquistò il podere nel 1974, la prima annata commercializzata col marchio Val delle Corti fu la 1978 e dalla manciata di bottiglie degli esordi, vendute prevalentemente in Germania (paese della moglie Eli, in cui anche Roberto ha vissuto) attraverso una piccola rete di gruppi d’acquisto, si è passati a quella più strutturata di oggi. Conservando un’idea spiccatamente artigianale di fare vino e un rispetto totale per il terroir: inteso come comunità di persone impegnate in un progetto collettivo, più che come terra, sassi, altimetrie, escursioni termiche, uve.
La casa, la piccola cantina e le vigne si inseriscono nell’enclave descritta come “Sinistra Arbia” nell’Atlante di Alessandro Masnaghetti sul Chianti Classico e le sue UGA, e in particolare nella fascia collinare che si sviluppa tra le località Bereto e Malpensata. Un’area geologicamente dominata dai suoli poveri a matrice calcarea dell’alberese, ma non così estrema dal punto di vista altimetrico e climatico rispetto a quanto associamo abitualmente al villaggio di Radda. Quello della Malpensata è infatti un versante tendenzialmente “caldo” e gli appezzamenti di Val delle Corti si distribuiscono tra i 400 e i 500 metri di quota, con esposizioni prevalenti a sud e ad est.
Premesse territoriali che ci aiutano ad inquadrare lo stile maison, regolarmente tratteggiato da vini elegantemente veraci, mai troppo pettinati né tantomeno scarnificati, capaci di declinare la proverbiale finezza della zona con polpa, complessità e sapore. Sarà anche per questo, forse, che spesso ci troviamo a preferire le versioni “annata” dei Chianti Classico, più che le Riserva. Divagazioni personali, per carità, che in questa storia hanno tuttavia il loro peso e si legano all’opportunità offerta da una clamorosa degustazione a tema Val delle Corti, organizzata qualche tempo fa da Matteo Farini da Bagnacavallo aka “Il Conte Meursault” aka “Bicchierone” aka “Mister solo una bottiglia a settimana” (sì, ma da 12 litri, si dimentica sempre di aggiungere). Un amico speciale, oltre che un bravissimo assaggiatore e appassionato capiscitore, che siamo felici di ospitare sulle pagine di Tipicamente e che ringraziamo per il prezioso contributo con cui ci racconta come è andata questa retrospettiva, incentrata su 18 tra Chianti Classico “annata” e Riserva provenienti da una finestra ventennale compresa fra le vendemmie 1999 e 2019. [Paolo e Antonio].



di Matteo Farini

Considerazioni generali: bella carrellata con qualche passaggio a vuoto (annate calde, in particolare) ma anche bellissimi vini, che al loro meglio hanno tutto quello che si può chiedere a un Chianti Classico. Solida realtà, ormai uno dei riferimenti imprescindibili della denominazione.

Chianti Classico 1999
Parte su note di sottobosco, terra smossa, buccia di arancia essiccata; terziarizzazione molto bella che mantiene vitalità e definizione. La bocca è soffice, risolta ma piacevole, di bella pulizia. Voto: 8

Chianti Classico 2004
Il naso è leggermente brodoso, ridotto e con note di soia e cassettone. Ha un po’ mollato la presa anche in bocca, non è spiacevole in assoluto ma risulta tra i meno centrati. Voto: 5.5

Chianti Classico 2005
Vino di personalità interessante, appena pungente alla prima olfazione, poi fanno capolino la fragolina di bosco e la rosa. Bocca scorbutica ma non priva di fascino, tannino copioso, finale appena asciugante, irrequieto. Voto: 7


Chianti Classico 2006
Per raccontare questo vino è necessario sottolinearne la bellissima progressione avuta nel bicchiere, che mi ha costretto ad alzarne il voto progressivamente. Come succede anche a diversi altri vini della stessa annata, penso in particolare a quelli a base nebbiolo, il tannino è abbondante e monopolizza un po’ la bocca, tratteggiando un profilo duro ed austero, che avrà ancora parecchia vita davanti. Voto: 8

Chianti Classico Riserva 2007
Vino buonissimo che presenta toni speziati mediterranei, balsamici e fruttati, in un quadro di gioventù e coesione degli elementi davvero perfetto. Ancora con margini di miglioramento. Voto: 8.5


Chianti Classico 2008
Completo, mediterraneo, ampio; in bocca non una virgola fuori posto: uno dei migliori della verticale. Voto: 8,5

Chianti Classico 2009
Il naso mostra una marmellata di frutti rossi un po’ monocorde, il caldo sembra aver segnato un po’ il profilo del vino che finisce con una scodata alcolica appena bruciante. Voto: 5.5

Chianti Classico Riserva 2009
Non riesce a riscattare la prestazione opaca del “fratellino” pari annata, bloccato al naso con un accenno di legno in evidenza. Crepuscolare nelle note di camino spento e statico nel finale. Voto: 5.5


Chianti Classico 2010
Mi aspettavo un po’ di più da questa annata, che nel chianti Classico mi piace tantissimo per equilibrio e nerbo. Qui il vino appare risolto ed in difetto di “grip”; al naso, comunque ampio, ci sono rabarbaro, fiori secchi e china, chiude senza particolari sussulti. Voto: 6.5

Chianti Classico 2011
Un quadro simile al 2009 ne limita ed appiattisce la bocca ed il naso. Voto: 5

Chianti Classico Riserva 2011
Il frutto è leggermente surmaturo ed appassito, bocca che richiama il mon chéri e risulta di eccessiva “dolcezza”. Voto: 5

Chianti Classico 2012
Compatto in una veste di frutto rosso quasi impenetrabile, appare in una fase di involuzione poco comunicativa, potrebbe distendersi con qualche anno di vetro. Voto: 6


Chianti Classico 2014
Bellissima interpretazione dell’annata: tante erbe officinali al naso, non ha nulla di verde ed irrisolto ma è teso e slanciato, fresco, agrumato e soprattutto salato in bocca. Voto: 7.5

Chianti Classico 2016
Terroso, verticale, stratificato. Tannino perfettamente cesellato, lungo in bocca e nel finale, equilibrato e di bella pulizia. Voto: 8

Chianti Classico Riserva 2016
Gran naso di asfalto e terra umida, quasi tridimensionale, ancora dovrà sviluppare ed arricchire il quadro olfattivo, ma già oggi regala gioia. In bocca ricalca il copione del grande vino ancora in divenire, con l’ossigeno che gli fa un baffo, anzi lo modella e lo esalta. In potenza probabilmente il miglior e più completo vino tra tutti, per chi saprà attendere ancora un po’. Voto: 9

Chianti Classico 2017
Qui l’annata calda non ha trasfigurato un frutto scuro ma succoso, la bocca larga non ha un finale particolarmente brillante, ma si lascia bere con piacere. Voto: 6.5


Chianti Classico 2018
In questa fase è un vino assolutamente delizioso: balsamico, elegante, leggermente speziato. In bocca ha tanta energia, sale ed un frutto davvero perfetto; tira fuori l’anguria dopo opportuna ossigenazione ed è standing ovation. Voto: 9

Chianti Classico 2019
Altro gran vino, nordico per vocazione: agrumi, spezie piccanti, pomodoro secco, salvia ed alloro. Bocca appena più stretta del 2018, al quale potrebbe rosicchiare terreno nei prossimi anni, fino a mettere la freccia di sorpasso. Voto: 8.5

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