[Dai Social] 33/33/33 Bianco 2018 | Vallisassoli

Quando riesce a qualificarsi per la Champions League del Bianco Europeo, e cioè solo quando si esprime al massimo della forma, il Campania White Wine Team se la va a giocare sostanzialmente da outsider. Come l’Atalanta o il Villareal, per intenderci, macinando risultati oltre le aspettative nelle stagioni di grazia, ma cedendo inevitabilmente nei turni conclusivi al cospetto dei Real Coche, degli Chevalier Saint-Germain o dei Bayern Scharzhofberger.

Un quarto di finale o una semi non li buttiamo certo via di questi tempi, ma per alzare la coppa la strada sembra ancora lunga. Dal mio punto di vista essenzialmente per due ragioni:
1) freschezza, agilità ed energia salina caratterizzano regolarmente i migliori bianchi campani, e meno male, ma è anche uno schema espressivo che tende a ripetersi, pure a fronte di tutte le diversità varietali e territoriali delle tipologie più rappresentative;
2) per i “nasisti” la scuderia regionale è un vero luna park, specie per chi ha pazienza, ma alla fine resta una rarità il bianco campano capace di rivaleggiare con i super top player per ampiezza gustativa, densità di sapore, tridimensionalità di sorso e ruote di pavone.

Credo sia anche per questo che il 33/33/33 di Paolo Clemente aka Vallisassoli stia conquistando tanta meritata attenzione. Non solo un vino buonissimo e di beva trascinante (soprattutto questo 2018), ma una mozione diversa fin dal primo impatto, senza bisogno di millantare stranezze, pseudoribellioni, pseudoanarchie e favolosi mondi di Amélie.
Eccolo qua, finalmente, un bianco campano di pura bocca. Sostanziosa appagante svolazzante salata intergenerazionale bocca.

Oltretutto con la capacità di rimettere in discussione quella che per me era ormai una quasi certezza acquisita: che non si potesse plasmare un bianco campano davvero interessante da un blend di uve (in questo caso con coda di volpe, fiano e greco a fare Troisi, Benigni e Leonardo nella dichiarata citazione filmica).
Invece non solo si può, ma qui viene addirittura il dubbio che sia la cooperazione sinergica dei tre soci paritari a renderlo così originale e incisivo. Chissà com’è, intanto: non ci resta che bere.

% Commenti (1)

Partito con le scarpette con i tacchetti di cartone, da panchinaro di Tipicamente wine club, catapultato a giocare la Champions League: resta sicuramente l’onere per il coach di prepararmi agli avversari, studiandoli annusandoli bevendoli .🤣

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