Essere Biondi Santi oggi

Copertina

Oltre ad essere un marchio importantissimo, fondante nella storia del Brunello di Montalcino, Biondi Santi ha per gli scribacchini di queste pagine un valore particolare.

Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico in tasca, nei primissimi anni Duemila, ci mettemmo voracemente sulla rotta di alcune cantine che volevamo assolutamente vedere di persona, ma soprattutto di persone da cui potessimo comprendere il senso più alto del mondo che stavamo indagando. Tra queste, resta memorabile la tappa da Biondi Santi, con il Dottor Franco ad accoglierci personalmente, gentilissimo e premuroso, paziente nello spiegare la storia della sua famiglia e di Montalcino, manco fossimo chissà chi.


Da allora sono seguite diverse visite al Greppo, con e purtroppo senza questo gentiluomo d’altri tempi che ancora oggi immaginiamo passeggiare tra i cipressi che conducono alla tenuta, con il cappotto cammello e l’immancabile bastone.
Le vicissitudini recenti sono più o meno note, con la cantina passata in mano ai francesi di EPI (Européenne de Participations Industrielles), già proprietari delle maison di Champagne Piper-Heidsieck e Charles Heidsieck, oltre che di Château La Verrerie in Provenza. Dopo la morte di Franco e il breve interregno del figlio Jacopo, restato in azienda per qualche anno dopo la cessione del 2016, così come il nipote Tancredi, possiamo dire che il nuovo corso è definitivamente decollato. Nessun Biondi Santi fa più parte del progetto, ma la nuova gestione sta dimostrando una crescente aderenza ai valori impressi dalla famiglia, dopo l’inevitabile assestamento dei primissimi tempi.


Sul piano pratico, oltre all’allargamento del parco vigneto con nuove acquisizioni, si sta procedendo al reimpianto dei filari più malconci, a partire dal mitico sangiovese BBS-11 ma anche con un interessante lavoro massale che attinge alle vigne più vecchie. In cantina, le vasche di cemento sono state sostituite da quelle nuove, non vetrificate, e anche le antiche botti di legno hanno segnato il passo. Il fornitore è Garbellotto, come da tradizione, ma le misure sono un po’ più contenute in modo da lavorare su più parcelle separate.

Nota di colore: qualcuno forse ricorderà delle vecchissime botti scure, quasi nere, che campeggiavano in cantina. Si tratta delle prime in assoluto dell’azienda, acquistate dai bottai fiorentini; pare che fossero state pensate per la birra ma poi riconvertire al vino dalla famiglia Biondi Santi.

Reimpianto di un vigneto al Greppo

Riguardo i vini recenti, vale la pena recuperare qualche passaggio. L’ultima annata attribuita a Franco Biondi Santi è la 2012 mentre il figlio Jacopo è responsabile delle vendemmie successive, fino alla 2017 compresa che si configura come una sorta di interregno. La 2018 è la prima annata che si può riferire completamente al nuovo corso, con Federico Radi a capo della produzione e Giampiero Bertolini AD.

Nuove botti “grandi” in cantina


I vini attualmente sul mercato sono la Riserva 2015, il Brunello “annata” 2016 e il Rosso di Montalcino 2018. Andando nello specifico, non è un segreto che Jacopo Biondi Santi avesse idee stilistiche diverse da quelle del padre, semplicisticamente tradotte in vendemmie ritardate (anche oltre i dieci giorni), ph più alti e maggiori estrazioni, al fine di ottenere dei rossi confortevoli già in uscita e più pronti rispetto al passato. Missione compiuta, almeno a giudicare dall’assaggio delle versioni 2015 Riserva e 2016. La prima paga anche un’annata tendenzialmente calda e asciutta, mostrando colore granata, note di frutta molto matura e cipria, in un quadro generale che fatica a trovare sfumature e dettagli, potente e con tannini leggermente asciutti in bocca. Meglio la 2016, più equilibrata e sfumata ma comunque ricca, strutturata e dal finale piuttosto caldo. Il vino più convincente, in tutta onestà, è sembrato il Rosso 2018: eccitante fin dal colore, mediamente scarico ma decisamente luminoso, inebriante nei profumi di frutta primaverile e scorza d’arancia, con un delicato ventaglio speziato che viene trascinato in profondità da un seducente contraltare balsamico. In bocca è un vino scattante, attraversato da una vena acida che in certi tratti si fa tagliente, come da tradizione, senza mai perdere di vista sapore e continuità. Una delizia.

Nel vino è sempre più difficile dare giudizi definitivi; molto dipende da cosa ci si aspetta e dal modello che si ha in mente. Al di là del valore assoluto degli assaggi, tuttavia, il millesimo 2018 sembra riallacciare i fili col passato. Un vino capace di tradurre in chiave moderna, dunque con le necessarie analisi critiche ma senza uscire dai binari, uno stile maison che ha fatto la fortuna del marchio e la fama dell’intera denominazione.

Segnale positivo per il futuro? Per le prime conferme bisognerà aspettare, ma questa pratica al Greppo non è mai stata un grosso problema.

“La natura riesce a creare cose belle,
basta saperle aspettare”
. Franco Biondi Santi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.