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[Dai Social] Mugneret-Gibourg | Nuits-St-Georges 1er Cru Chaignots 2010

Bevetevi pure i Borgogna appena usciti, noi veri capiscitori non li stappiamo prima dei 10-12 anni per godere appieno di tutte le sfumature geolitoespressive con premio di maggioranza e scorporo alla tedesca.
(Traduzione: non me li posso più permettere e i più giovani che ho in cantina sono i 2010, ultima annata di cui coi miei amici potemmo fare soddisfacente scorta e finiti questi ciao core, mannaggiatutto).

A proposito di annate, nel corso dell’ormai lungo vissuto di pascolatore di Anteprime e affini, mi sono spesso trovato a partecipare al “gioco delle stelle”, ma solo oggi credo di avere finalmente capito come funziona. Fondamentalmente: l’annata che si annuncia grande per andamento climatico-agronomico si dimostrerà sopravvalutata perché non tutti i vini sono poi grandi come il Musigny di Roumier; l’annata che si annuncia complicata per andamento climatico-agronomico si dimostrerà sottovalutata perché non tutti i vini sono poi tristi come lo sfuso di Zi’ ‘Ndonio detto Cicuta.

E però poi arriva, una volta su cento ma arriva: l’annata che ti permette di fotografare determinati caratteri, livelli e aspettative col suo solo nominarla, almeno circoscrivendo a certe zone/varietà. Una volta su cento ma arriva: l’annata dove veramente tutto o quasi vai a stappare si rivela dal buonissimo a salire, ma soprattutto ti regala esattamente quello che cerchi. Nella mia esperienza un’annata così è per l’appunto la 2010 in Borgogna.

Se poi penso che all’epoca si recuperavano a circa 50 euro vini come questo (oggi ce ne vogliono parenti a 200)… Fatto sta che – asinate a parte – lo Chaignots delle sorelle Mugneret-Gibourg davvero appare oggi in fase ideale: c’è ancora tutto il frutto carnoso, più rosso che nero sui toni del mirto e dei gelsi, insieme a una freschezza balsamica e officinale giovanile, ma allo stesso tempo c’è l’approfondimento enigmatico e contegnoso dell’incenso, delle spezie piccanti e dello iodio. Non rinuncia a cunette, sterrati e contrappunti, eppure si beve a sorsoni, senza minimamente far pesare una distanza economico-finanziaria-globalista di cui non ha alcuna colpa, tornando a dire mannaggiatutto.

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