Il vino corposo

Valgiano

Quello appena iniziato fa entrare gli scribacchini di Tipicamente nel ventesimo anno di attività nel mondo del vino. Considerando il lavoro usurante, sarebbe bene ragionare sulla pensione ma visti i tempi bisognerà tirare la carretta ancora un po’.

Inevitabile volgere lo sguardo indietro, ricordare quello che siamo stati e cosa siamo diventati. Noi, il vino e tutto quello che gli ruota intorno. Molto è cambiato in questi anni, fuori e dentro la bottiglia, tanto da rendere il quadro quasi irriconoscibile. Cercando di circoscrivere il ragionamento al succo, siamo partiti da vini neri come la pece, estrattivi, dolciastri, tostati all’inverosimile, in cui il rigore enologico era la stella cometa e ci troviamo in un’era in cui qualche sgrammaticatura non è solo tollerata ma in certi casi auspicabile. Nel mezzo c’è stato e c’è di tutto: dal tema sfuggente della territorialità a quello, in via di definizione, della sostenibilità, dei naturali veri e di quelli presunti, dei prodotti crafty in rampa di lancio. Siamo passati dall’esaltazione dei vini muscolari, in certi casi grassi (aggettivo sparito quasi del tutto ma un tempo parecchio in voga), a quelli “in sottrazione”, ossuti, viperini, acidi, scattanti, verticali, snelli, glu glu. Dimenticando, in tutto questo, che fare di tutti gli acini un raspo è sempre sbagliato e che dietro ci sono varietà e territori diversi, spesso sacrificati sull’altare del modello dominante.

Ma forse questo è il giornale di ieri e il nostro mondo ha già voltato pagina. Quale sarà la prossima tendenza? Noi ci auguriamo che sarà «non avere una prossima tendenza», citando l’amico Giovanni Ascione, e che il vino trovi un equilibrio duraturo e un minimo di base comune condivisa.

Per dire, ci piacerebbe tornare a scrivere vino corposo senza essere considerati boomer reazionari o vederci per forza affibbiata una qualche etichetta. Vorremmo usare quei quattro-cinque termini, come facevano i Soldati o i Gambelli, senza perderci in giri di parole incomprensibili o visioni oniriche del tutto personali. Un materialismo enoico che riporta d’attualità anche il vino corposo, sissignore. Orgogliosamente, in certi casi. Dopo le derive sovrastrutturiste di fine anni Novanta – primi anni Zero, che avevano posizionato l’aggettivo tra quelli da maneggiare con cura, se non tra i velatamente negativi, forse potremmo ridare al termine il posto che merita tra i descrittori del vino.

Quando il corpo mostra equilibrio tra le sue componenti, la sostanza non è fine a sé stessa e la densità appare funzionale al risultato, capace di veicolare i sapori ed esaltare i dettagli, non cedendo a mollezze ma tendendo la barra dritta, allora il vino corposo sarà quanto di meglio si possa incontrare. Ci pensavo in questi giorni, aiutato dal clima rigido di inizio inverno, mentre bevevo alcuni rossi di mirabile fattura. Un grande Brunello di Montalcino Riserva 2006 Poggio di Sotto, il Bolgheri Superiore Podere Ritorti 2018 de I Luoghi, il Tenuta di Valgiano in due versioni spettacolari (2015 e 2016). Tanto per dirne alcuni perché la lista è piuttosto lunga.

Vini corposi che rifuggono qualsiasi pesantezza o fatica, capaci di ricamare profumi e sapori in abbracci calorosi ma affatto soffocanti, ideali nelle tavole di questa stagione e perfettamente digeribili. Di magnifica rappresentatività territoriale, oltre che varietale, sembrano incarnare un’idea moderna di mediterraneità di cui abbiamo decisamente bisogno.

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e io ti ringrazio per queste belle parole, che rispecchiano il mio pensiero. Per me il vino è equilibrio, piacevolezza, intensità, beva. Banale? Sicuramente, ma si può spaziare dalla Schiava al Nero d’Avola, il ventaglio è ampio, e io me lo voglio visitare tutto

Cara Monica, noi ringraziamo te per far parte del ventaglio!

Ottimo spunto, e basta con la moda dei vinelli dalla beva troppo facile, che si somigliano tutti.
Cioè… mettete un bel Sagrantino sul tavolo e poi vediamo quale vino verrà apprezzato di più!

Finalmente una freccia spezzata a favore del corpo, i vini eleganti a tutti i costi sono più semplicemente fatti quando
manca la polpa; l’acidità appena sensibile, un frutto forse solo accennato sono esaltati nell’assenza della parte plastica… ma esserci col corpo implica un ingombro attingibile dalla freccia e io ne spezzo un’altra.

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