[Dai Social] Bornard | Au Fil des Générations 2017

Sarei bugiardo se dicessi che mi è piaciuto e lo ricomprerei.

Però a volte mi piace bere anche qualcosa che non mi piace, non solo per la storia che racconta: l’annata giobbesca, la mega gelata, la scelta/necessità di raccogliere tutto insieme il poulsard sopravvisuto nelle parcelle dei vari Bornard e farne un unico vino.

E nemmeno per la sincerità con cui dichiara (vedi retroetichetta) le difficoltà della vendemmia e le presumibili sgrammaticature espressive (in questo caso volatile d’altri tempi, immaturità assortite, scarti cantilloneschi), un po’ mettendo le mani avanti e un po’ ricordando che siamo tutti sotto il cielo, figuriamoci un coso che arriva da grappoli d’uva abituati alla roulette russa.

Qualche volta mi piace bere anche quello che non mi piace perché, a furia di ripassare neurosensorialmente i motivi per cui non può piacermi, il bicchiere si riempie e si svuota lasciando un’impronta nitidissima e verissima: è questo il sapore di un “millesimo aneddotico”, come scrivono i Bornard, è questo il sapore della sopravvivenza al disastro, che finisce in bottiglia e si testimonia non solo per tirare su due spicci.

E mi piace anche se non mi piace, come insegna il mio animale totemico, che mentre rosica costruisce dighe spettacolari.

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