Quarant.eno #14 | Ca’ Rugate, Studio 2017

studio

Per non dimenticare le bottiglie stappate e farci compagnia a distanza. Aspettando, rinchiusi tra casa e cantina, che passi la bufera; esorcizzando virus vecchi e nuovi, e sognando l’inizio di un mondo migliore.
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Per me Ca’ Rugate è un esempio. Una cantina piuttosto grande, eppure capace di movenze artigiane; non mi vengono in mente realtà di queste dimensioni associate alla FIVI, la federazione che lega i vignaioli indipendenti italiani.

Soave, da sempre, Valpolicella, poi, Lessini Durello, di recente. Questi i campi da gioco. Il vino di oggi viene dal primo e dalle sue uve classiche: trebbiano di Soave e garganega. Vinificazione in acciaio e parte dell’affinamento in originali botti di rovere di 680 litri.

Se siete per le sgrammaticature, le imperfezioni che donano carattere, eccetera eccetera, alla larga. Io che salto da un fosso all’altro, cercando il meglio di qua e di là, ne ho goduto. Precisione è la parola che userei, certo. Però non effimera o fine a sé stessa, tutt’altro. C’è intensità e pienezza ma soprattutto sapore, con un peso specifico che mai è sacrificio o noia. Si beve alla grande e si abbina anche meglio. Sorprende se riferito all’annata.

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