Il Giappone visto da seduto / Un giorno, tre pranzi


Giorno 9 o 10
Pranzato 3 volte.
Ore 11.30 da Sushishou, segnalato dalla guida Where the chefs’ eat edizioni Phaidon come un’esperienza che ti cambia la vita. La mia sembra incasinata come prima, ma con una cosa in più che arricchisce il mio bagaglio gastronomico. Un sushi non sushi, con pesce non crudo, sistemato come fosse un origami da Keiji Nakazawa sopra una scodella di riso. Piatto unico con almeno venti qualità di pesce: marinato, stagionato, affumicato. Durata del pasto 30 minuti, costo 2000 yen a testa.

Ore 13.10, ristorante Akimoto, uno dei più famosi per l’unagi (anguilla). Se per caso ritorni a Comacchio fai una strage di cuochi, non di anguille. Caramellata, succosa, umami allo stato puro. La migliore della mia vita. A lato del piatto principale mi è stata servita una zuppetta con il fegato dello stesso animale. Il locale aveva lo stesso fascino che ha Faliero, una stamberga rimediata, ma sapevano cucinare, al contrario di Faliero, e il pesce non era sintetico. Prezzo 4000 yen a testa. Una bella Stella Michelin sgangherata.
Ore 17, altra stamberga, quartiere di Omotesando. Strepitoso fegato alla veneziana, con erbette a me sconosciute con un nome a me intraducibile. Birretta Asahi e pronti per la cena da Narisawa, vera star della giornata (2 Stelle). Smetto che sono in iperventilazione.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.